ROMA - Al massimo un mucchio dossa antiche: «Una mandibola, alcune vertebre, un frammento dosso». Nessuna tomba fenicia, insomma. E male hanno fatto Repubblica e LEspresso a sollevare il caso: «Un tentativo di diffamazione del presidente del Consiglio che continua miseramente a fallire». Niccolò Ghedini difende Silvio Berlusconi. Lavvocato del premier è intervenuto anche ieri per mettere lennesima toppa sul caso delle «30 tombe fenicie del 300 a. C. « a Villa Certosa, della cui esistenza Berlusconi si vantava con la escort Patrizia DAddario. La exit strategy prende la forma di un lungo comunicato. Il legale risponde allEspresso che ieri ha raccontato (attraverso un articolo pubblicato nel marzo 2005 dallUnione Sarda) di un sopralluogo a Villa Certosa durante il quale, lavvocato Ghedini «ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri, in un punto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici». Secondo il quotidiano sardo, si tratterebbe «di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli». «Esattamente quello che dice Berlusconi a Patrizia», ribadisce lEspresso. Ghedini, stavolta, non smentisce: «Notizia assolutamente vera - dice - ma niente ha a che vedere con le tombe fenicie». Il sopralluogo ci fu (richiesto dallavvocato) e portò al ritrovamento «di ossa antiche frammiste a pezzi di ceramica pertinenti ad unanfora». Il tutto risalente «alletà romana medio-imperiale». Alla procura di Tempio Pausania ricordano la vicenda e il fatto che - dice il procuratore Valerio Cicalò - «non furono riscontrate violazioni penali». A Olbia, dalla Soprintendenza per i beni archeologici, si tende ad escludere la presenza, a Villa Certosa, di resti di una necropoli fenicia. Sarebbe un «vero scoop», dicono gli esperti dellUniversità di Sassari. Un giallo archeologico, fonte di polemica politica. Per Fabrizio Cicchitto, Pdl, le inchieste dellEspresso e della Repubblica sono «eversive». LUdc sceglie di ironizzare con i deputati Bruno Tabacci e Roberto Rao sulla possibilità di un «condono tombale, in tutti i sensi, perché qualcuno lha detta o lha fatta grossa». Il Partito Democratico, invece, chiede al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi «urgenti chiarimenti». Prima di parlare, il diretto interessato - dicono dal suo staff - attende di acquisire tutti gli elementi necessari.