A lanciare lidea è stato Giovanni Enzio Attorno a lui ha radunato un gruppo di uomini e donne che alla carriera hanno preferito un ritorno alla montagna "Ora noi contiamo di tornare a ricavare dalla terra cibo buono, risorse e soddisfazioni" Norma, la custode dellecomuseo: "Il progresso ha cancellato lantico stile di vita" Primo maggio 1965: inaugurazione della funivia di Punta Indren ad Alagna. Inizia per quelle vallate lo sviluppo economico legato allo sci come sport di massa e finisce lepoca del turismo alpinistico ed escursionista sul Monte Rosa. Finisce in quegli anni anche la civiltà rurale legata ai Walser, popolazione germanica presente in diverse zone di Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria. Oggi per trovarne memoria bisogna andare al Walser Museum di Pedemonte, salire la scala di legno di una caratteristica casa e parlare con la custode e guida Norma Tescio. Lei i Walser li ha scoperti dopo essersi trasferita lì da Milano, frequentando il museo e osservando ogni giorno intorno a sé: «In un ambiente di montagna, secoli fa, hanno creato un sistema sostenibile di sfruttamento e riproduzione delle risorse che li faceva vivere dignitosamente. Il territorio faticoso, il clima ostile, con linverno che dura più di sei mesi, hanno condizionato il modo di coltivare, lallevamento, le costruzioni, e anche il sistema sociale, in cui era forte la componente collettiva». Segale, poco grano sui terreni più esposti, il pane cotto due volte lanno per tutti nei grandi forni di borgata e conservato su rastrelliere, i cereali custoditi nelle madie, la carne sotto sale, il lardo, gli insaccati, le uova messi da parte nella sticker, la dispensa. E poi anche orzo e panìco, il fieno che avvolgeva tutta la casa, le bestie al piano terreno, in stretta vicinanza con luomo, per trasmettergli calore prezioso... e latte, formaggio, ricotta, burro. Avevano miele e frutta selvatica dei boschi. Niente andava sprecato. Tutto aveva un senso e unutilità, nel circolo chiuso di quelleconomia di sussistenza, faticosa ma non misera o infelice. «Oggi questa cultura non esiste più» dice Norma. «Dagli anni '50 in poi, con il "progresso" cittadino che dalla pianura saliva a portare soldi e benessere, tutto quello che rappresentava il vecchio modo di vita ispirava un senso di vergogna e veniva trascurato, trasformato e venduto. Si è abbandonata la terra per lavorare nelledilizia, nellartigianato, nel commercio, nella ristorazione, negli alberghi». Lentamente anche il paesaggio si è trasformato, inselvatichito e cementificato. Giovanni Enzio, che ha sangue Walser nelle vene (il suo cognome non italianizzato era Heinz) ha deciso di provare a fare qualcosa. «Lagricoltore merita maggiore attenzione perché è il giardiniere del territorio, va sostenuto, incentivato. Deve far fronte a mesi di ozio forzato dinverno ed è logico che si dedichi anche ad altre attività. Ma chi coltiva lo fa per passione». E di sicuro lui la passione ce lha nel Dna: ai promettenti esordi di carriera a Milano, ha capito che in città non avrebbe mai potuto coltivare lorto come era abituato a fare fin da piccolo, con i genitori e i suoi dieci fratelli. Così è tornato, e ora vorrebbe che altri ricominciassero a curarle, quelle montagne. AllOrto delle Piane (1400 metri slm) lavora con una piccola fresa a motore. Fa ortaggi, frutta, miele e confetture. Ha raccolto intorno a sé un piccolo gruppo di persone che ci credono, e condividono la stessa passione. Il fratello Pietro si dedica alle patate. Il nipote Luca Cucchi impasta e cuoce un fragrante pane di segale, sperando di poterne fare una piccola attività commerciale. Maia Beltrame, giornalista milanese, si è trasferita a Rassa (Alta Val Sesia), e tra capre e cavalli progetta un orto didattico e una coltivazione di erbe aromatiche. Norma, la custode del museo, raccoglie e trasforma in marmellate more, lamponi, mirtilli, rabarbaro. Sono ancora però in gran parte progetti, tentativi. Chi invece vive dei suoi prodotti è Vittorino Muretto, allevatore, pastore, casaro. Un ritorno totale alla terra il suo. Abbandonato definitivamente il bar, oggi riesce a mantenere la famiglia con una trentina di vacche, vendendo il formaggio e il latte crudo presso un piccolo punto vendita ad Alagna. Anche gli ortaggi di Giovanni si trovano in piazza ad Alagna, destate. Un banchetto che è un inno alla bellezza, ottenuta con fatica enorme rispetto alle coltivazioni meccanizzate di pianura. E sapori concentrati, assenza di chimica. Il piccolo gruppo di contadini Walser è diventato una comunità di Terra Madre, parteciperà a Cheese 2009, lavora per creare un ecomuseo sul territorio, vorrebbe tornare a ricavare dalla terra cibo buono, soddisfazioni, risorse. Meritano attenzione, meriterebbero aiuto: lavorano per sé ma anche per il paesaggio, per la memoria, per il futuro di quelle valli, dove il turismo non può essere solo piste da sci e seconde case.
la Repubblica
26 Luglio 2009
PIEMONTE - ritorno alla montagna.
CA
Carlo Petrini
la Repubblica
Il testo descrive la vita dei Walser, una popolazione germanica presente in diverse zone di Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria. I Walser vivevano in montagna, in un sistema sostenibile di sfruttamento e riproduzione delle risorse, con una forte componente collettiva. La loro economia era basata sulla coltivazione, l'allevamento e le costruzioni, con un'attenzione particolare alla terra e alle risorse naturali. Tuttavia, con il "progresso" cittadino, la loro civiltà è stata trascurata e trasformata.
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