L'esperimento Grande folla e molta soddisfazione fra i visitatori Un successo maggiore di questo, sarebbe difficile da immaginare. Figuratevi una fila ininterrotta di persone d'ogni età, professione, provenienza, tipologia e disposizione. Famiglie e coppie, gruppi e singoli, tutti stregati e disciplinatissimi. In grande maggioranza, tuttavia, la folla era composta da romani, fuggiti via da da case, uffici, spiagge, per approfittare di un'occasione finora davvero unica: l'apertura notturna dei Musei Vaticani. Il primo esperimento di questo tipo ha avuto luogo ieri, «con il proposito di ripetere l'iniziativa», ha aggiunto il direttore Antonio Paolucci, «se questa avrà dimostrato di funzionare ». Missione compiuta, dunque, con un unico neo: la vergognosa mancanza di parcheggi, dovuta certo ai lavori lungo le mura, ma indegna di una metropoli europea. Ma torniamo alla struggente bellezza di questi spazi, e torniamoci con una considerazione di carattere più generale. Per un bel paradosso, quella che si presenta come una brillante operazione di marketing tesa al rilancio del turismo di massa, si collega in realtà ad una pratica illustre e secolare. Infatti, sin dagli albori del Grand Tour (la tradizione settecentesca del viaggio in Italia), era diffusa l'usanza di visitare i Musei Vaticani in piena notte. Ce ne parlano gli americani Gillespie e Hawthorne, il primo in una guida del 1845 («Roma vista da un abitante di New York»), il secondo in un romanzo del 1860 («Il fauno di marmo»). Muniti di fiaccole, ha scritto Attilio Brilli, i visitatori si divertivano a suscitare sulle membra delle statue un gioco d'ombre che sembrava animarle. E le scoperte proseguivano nelle Stanze di Raffaello, nella Cappella Sistina, o nello scenografico Cortile Ottagono, che alcuni studiosi sono arrivati a definire come l'invenzione museografica più bella del mondo. Certo, oggi le cose sono un po' diverse, e tuttavia qualcosa di quello spirito è rimasto, nello stupore, nella trepidazione con cui, una volta tanto, l'opera d'arte ci si fa incontro al buio, dopo il tramonto, circondata e accudita dalle tenebre. Un esempio per tutti. Il Giudizio universale scorto al crepuscolo, e senza nessun'altra fonte luminosa. Basta questo a spezzare la rigida corteccia dell'abitudine, strappando l'esperienza museale ai ritmi ordinari e consueti, per proiettarla in una dimensione dove l'incontro estetico ritrova una nuova energia, nella nuova cornice della notte.