II soprintendente archeologo scrive al collega Di Paola dopo la convenzione firmata con una società di pubblicità La Regina sui restaurì con sponsor: "La facciata resti libera " II Pantheon "Troppo spesso i teloni diventano pretesto per lavori lunghi e inutili" TRASFORMARE il Pantheon in un maxispot è reato: la tutela del bene e la possibilità (il dovere) di mostrarlo al pubblico sono legge. E la pubblicità non può venire prima di nessuno di questi criteri. Parola di Addano LaRegina. Dopo l'annuncio del soprintendente Roberto Di Paola, insieme con Italia nostra, della firma di una convenzione cui partecipa una società di pubblicità specializzata in maxiaffissioni disponibile a pagare i restauri in cambio di inserzioni sui monumenti, il soprintendente archeologo prende carta e penna per scrivere al suo collega responsabile dei Beni ambientali e architettonici ma anche alla Procura della Repubblica, al Comune, al ministero. «Il Pantheon è sottoposto a tutela archeologica: io non ho ricevuto alcuna comunicazione di restauri o della loro urgenza. Di certo non si può toccare la parte antica del monumento senza che auesto ufficio ne sia a conoscenza», dice ancora La Regina che invita Di Paola «a non intraprendere iniziative riguardanti le strutture del Pantheon in assenza del prescritto nulla-osta». In più, specifica chiaramente come «si fa divieto di occultare interamente la facciata delmonumento»: gli ultimi interventi di restauro realizzati non sono troppo distanti nel tempo e quand'anche necessari potrebbero essere condotti inpiccole porzioni, trattandosi in linea di massima di lavori, estremamente delicati, di pulitura delle superfici per i quali sarebbe sufficiente una copertura parziale in modo dalasciare libera la visuale. Per Di Paola i lavori sarebbero potutìpartire giàinsettembre con una spesa di settecentomila euro ma a questo punto i tempi del progetto sono a rischio. Ma attenzione, spiega ancora La Regina: «per quanto riguarda la sponsorizzazione privata di restauri monumentali non si mitre alcun pregiudizio al riguardo ma la pubblicità deve essere contenuta in maniera discreta, provvedendo ad una organizzazione del cantiere che nonfavoriscagli interventi pubblicitari oltre il necessario». Come troppo spesso è accaduto, aggiunge il soprintendente: da piazza Venezia a piazza di Trevi, da piazza Navona «costretta per anni a sopportare la turnazione di cartelloni di lavori infiniti» fino al caso conclamato dipiazza diSpagna «dove spuntano periodicamente restauri al solo fine della pubblicità». Il Pantheon, uno dei monumenti più visitati d'Italia, fulcro di una piazza già tormentata da un valzer continuo di ombrelloni e cartelloni, bar con sedute esterne e venditori ambulanti, non fa eccezione.