Grazie al Salone un business da 30 milioni Lo svela la ricerca di Fitzcarraldo Da altre regioni il 40 per cento dei visitatori Dopo la calata dei milanesi nelleditoria torinese e regionale, dallacquisizione della Bollati Boringhieri alla chiusura della sede di Casale Monferrato della Piemme, ci salverà la faccia almeno il Salone del Libro? In un certo senso sembra proprio di sì. Lo dimostrano, se non altro, le prime anticipazioni della ricerca effettuata dalla Fondazione Fitzcarraldo sui benefici per la città che derivano direttamente e indirettamente dalla kermesse che si tiene al Lingotto. Commissionato dalla Fondazione per il libro, la musica e la cultura, il monitoraggio, che si basa su un campione rappresentativo di duemila visitatori di Librolandia intervistati nel maggio scorso, verrà presentato a settembre. Già ora, però, trapela qualche dato piuttosto interessante, che fa affermare a un più che soddisfatto Rolando Picchioni, presidente della Fondazione, «come in una oculata strategia di spesa, la cultura possa essere un vettore anche dal punto di vista economico». Le cifre, insomma, parlano chiaro, alla stregua della vecchia pubblicità del Totocalcio. I ricercatori di Fitzcarraldo, intanto, stimano che leffetto-Fiera, o in altre parole il suo indotto, significa per Torino in quei giorni, dal giovedì alla domenica (lunedì escluso), un giro daffari di circa 30 milioni di euro. È un fatturato considerevole che riguarda ovviamente i settori più disparati: dagli alberghi ai ristoranti, dai musei al commercio, ai trasporti. Rilevante è poi il ricavato dalla vendita complessiva dei libri agli stand del Salone: ammonta a 15 milioni di euro. Dati, questi, che sorprendono lo stesso Picchioni, poiché finora gli editori non avevano mai reso noti i loro incassi. Il sondaggio mette in luce, inoltre, che sulla fiera torinese sono state dette e scritte molte cose inesatte, fondate soprattutto su luoghi comuni duri a morire. Si prenda a esempio la presunta caratterizzazione fortemente subalpina, o tuttal più piemontese, comunque locale, del pubblico (oltre 300 mila persone) che a maggio prende dassalto i padiglioni di via Nizza. Fitzcarraldo, invece, sostiene che se il 39 per cento dei visitatori è di torinesi e il 22 per cento da altri luoghi del Piemonte, il 37-38 per cento dei visitatori viene da fuori regione. Tuttaltro che un po «vecchiotta» e «provinciale», per citare i versi della poesia celeberrima di Guido Gozzano, questa Librolandia. Da considerare quindi anche quel due per cento di pubblico che arriva dallestero. Va sottolineato, peraltro, che tra gli intervistati non sono compresi i cosiddetti operatori professionali, vale a dire editori e manager editoriali a vario titolo. Le anticipazioni della ricerca, in sostanza, smentiscono in modo clamoroso quanti avevano ipotizzato qualche mese fa che, per risparmiare denaro pubblico, si sarebbe dovuto biennalizzare il Salone del Libro. Non soltanto la manifestazione del Lingotto può vantare ormai un radicamento al di là di Torino e del Piemonte, ma fa guadagnare parecchio denaro. È lesatto contrario di quanto succedeva con il Premio Grinzane Cavour, che, scandali e malversazioni a parte, incassava moltissimo (denaro pubblico) e non rendeva un bel niente.