RIDOTTA in pessime condizioni per l'usura del tempo, rischia di cedere la villa Vergiliana di Cuma, costruita da una fondazione universitaria tedesca nel 1911, poi trasferita al demanio statale, dopo la liberazione degli americani, al termine della seconda guerra mondiale. Un'oasi nel verde della macchia verde sotto l'acropoli cumana, ricca di storia e di prestigio universale: nel corso dei decenni, infatti, generazioni di studiosi americani si sono alternate nell'approfondimento degli studi classici, dopo la stipula di una convenzione del ministero con una società Usa, denominata Vergiliana, appunto. Un polo di sicuro riferimento scientifico, alimentato dalla presenza di studenti e docenti americani, in gran parte vincitori di borse di studio, oppure protagonisti di viaggi stagionali guidati. Eppure negli ultimi anni la crisi della storica palazzina è risultata irreversibile e i contrasti all'interno della fondazione americana hanno impedito l'effettuazione dei lavori di restauro, che costeranno non meno di 140mila dollari. La vicenda, raccontata ieri dal Wall Street Journal, è puntata sul destino della storica residenza, per quasi mezzo secolo punto di orgoglio ma anche di reddito per la società di gestione, grazie agli affitti pagati dai frequenti ospiti americani. Il professor Rufus Fears, diventato un anno fa presidente della fondazione, ha cercato in tutti i modi di salvare la villa, a costo di mandare in bancarotta l'organizzazione. Gli oppositori hanno accusato Fears, uno storico apprezzato dell'era romana, di avere usato il pugno di ferro creando un clima «simile a quello del Senato ai tempi di Tiberio». Le lotte interne hanno portato alle dimissioni di cinque membri del direttivo, all'annullamento di tre dei cinque viaggi estivi in Italia programmati ogni anno dalla società, ad accuse di «favoritismi da basso impero», a minacce di azioni legali, alla decisione di un centinaio dei 650 membri della società di non pagare più le quote di iscrizione. Fears ha dovuto cedere alle crescenti pressioni degli oppositori perché si dimettesse dalla presidenza della società - dopo aver accusato i rivali di «impius furor» - cedendo la carica a un presidente ad interim che, come prima iniziativa, ha annullato tutte le decisioni prese dal suo predecessore. Ma il futuro della villa Vergiliana non è ancora segnato. Il nuovo presidente, infatti, ha lanciato una raccolta di fondi per salvare il prezioso edificio cumano. Vedremo se, con l'aiuto dello Stato, sarà possibile aprire il primo cantiere di restauro.