Un circuito di musei per valorizzare l'artigianato sardo. È l'idea presentata ieri a Roma dal segretario di Confartigianato Sardegna Filippo Spanu, secondo cui lo sviluppo dell'isola va creato «attraverso l'unità». Il progetto rientra nella convenzione tra la Confartigianato e il ministero dei beni culturali, che prevede un'alleanza pubblico-privato per «difendere il made in Italy». I musei sono 22, diffusi soprattutto nelle zone interne, con la sola Castelsardo sul mare. Non sarà facile creare la «rete», che deve unire realtà lontane tra loro come i fabbri di Armungia e i giocattolai di Ales, l'ossidiana di Pau e l'olio di Cuglieri. Intanto, si sono trovati i soldi per creare questi musei, con una integrazione al Por (Programma operativo regionale) che ha consentito di usare i fondi dell'Unione europea anche a questo scopo. L'accordo col ministero serve ora ad entrare in una realtà più vasta, dice Spanu, passando «dalla porta principale». Mettere insieme le forze, insomma, come strada per rilanciare la Sardegna attraverso la cultura. Un'idea che può essere vincente, secondo Spanu, ma che in Sardegna è difficile da realizzare anche per l'«estremo individualismo» dei sardi. Ma l'unità è necessaria, continua il segretario, per superare un modello vecchio di sostegno all'artigianato. Quello dell'Isola (Istituto sardo organizzazione lavoro artigiano), che finora ha sempre proposto la vendita dei prodotti fuori dalla Sardegna. Un idea che non funziona, anche perché i manufatti sardi sono molto più attraenti se visti nel loro contesto. Per migliorare, quindi, bisogna partire dalle risorse locali. Turismo compreso. Bisogna elaborare un'offerta alternativa, anche per recuperare quel 30 per cento di entrate turistiche che vanno perdute. Infatti, per ogni 100 euro spèsi nell'isola, ben 30 vanno a soggetti non sardi. Sfruttando nel modo giusto il territorio, si potrebbero far restare in Sardegna 150 milioni di euro in più, creando migliaia di posti di lavoro. Nella presentazione, Spanu non rinuncia a richiamare la tradizione, con un sottofondo musicale basato su una nenia tipicamente sarda. Dopo i calcoli, usa il computer per proporre la poesia, lamentando di non poter riprodurre il profumo del cisto o il «colore dei tramonti», tanto che qualcuno scherza: «mi sto commuovendo». In chiusura, Spanu ricorda che bisogna valorizzare anche le tradizioni di scarso valore economico, che spesso sono quelle col più alto valore culturale. Poi i sindaci raccontano i «loro» musei. Emanuele Trudu parla del museo del giocattolo tradizionale di Ales, creato in una vecchia scuola nella frazione di Zeppara. I giocattoli recuperati vengono venduti nel museo stesso, con ben 4000 visitatori nel primo anno, e grande presenza di anziani che cercano il loro passato. A Guspini è vicino all'apertura il museo del fabbro e del coltello, racconta l'assessore alle attività produttive Francesco Marras. La tradizionale «guspinese» è stata rivalutata creando nuove imprese di produzione (in tutto sei), e ospitando a Montevecchio la Biennale del coltello sardo. Nel museo è presente un laboratorio di coltelleria, con un artigiano che propone tutto il processo di creazione. Il museo e la biennale creano enorme visibilità per il paese tanto che anche le riviste di turismo, conclude l'assessore, ne hanno parlato.
Ventidue musei per l'artigianato sardo
Il segretario di Confartigianato Sardegna Filippo Spanu ha presentato un progetto per creare un circuito di musei per valorizzare l'artigianato sardo. Il progetto prevede l'unione di 22 musei diffusi nelle zone interne dell'isola, con la sola Castelsardo sul mare. L'accordo con il ministero dei beni culturali prevede un'alleanza pubblico-privato per difendere il made in Italy. Il progetto è stato finanziato con fondi dell'Unione europea attraverso il Por. Spanu sostiene che l'unità è necessaria per rilanciare la Sardegna attraverso la cultura e superare il modello di sostegno all'artigianato che finora non ha funzionato.
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