Italia Nostra accusa: con gli impianti fotovoltaici il fenomeno è più forte Stavolta i cambiamenti climatici non c'entrano. Il rischio desertificazione per circa duemila ettari di territorio salentino sarebbe legato a una nuova «emergenza» che ha a che fare con la proliferazione dei campi fotovoltaici data ormai per imminente da Italia Nostra. In queste ultime settimane il livello di attenzione degli ambientalisti è andato crescendo con il rincorrersi delle notizie su decine e decine di autorizzazioni che i Comuni potrebbero rilasciare alle società interessate alla costruzione di insediamenti energetici da fonti rinnovabili. Il fenomeno sarebbe di tale portata che, in confronto, l'eolico selvaggio potrebbe considerarsi una minaccia di gran lunga meno pericolosa. «Ora ci preoccupano non tanto i progetti per l'installazione di parchi fotovoltaici che superano un megawatt e che occupano estensioni enormi, quanto quelli più piccoli', argomenta il rappresentante di Italia Nostra per il Sud Salento, Marcello Seclì. La maggior parte dei progetti presentati ricadrebbero molto spesso in aree agricole che nel Piano urbanistico territoriale tematico (Putt) sono classificate come «Zone E», cioè prive di stringenti vincoli paesaggistici. Ne deriva che le autorizzazioni possono essere ottenute con relativa facilità. «Quello che ci allarma è il vorticoso giro d'affari che si apre a favore delle società, le quali, nella pratica, sono poi sempre le stesse sottolinea Seclì . I terreni verranno acquisiti, desertificati e sottratti all'economia locale in quando creeranno profitti solo per pochi, nemmeno per i Comuni che per potenze così basse non percepiscono le royalty. Teniamo sotto stretta osservazione una ventina di centri per la maggior parte situati nella zona centrale della provincia, da Cutrofiano a Lecce, compreso il capoluogo. Poi c'è la parte della fascia jonica che comprende Neviano, Coppelasso, Parabita, Matino, Taviano e Melissano'. Italia Nostra descrive un quadro a tinte fosche: una distesa di vetro e acciaio che potrebbe modificare profondamente il paesaggio. «Dalle serre di Parabita annuncia Seclì si potranno ammirare non più panorami mozzafiato sulle pianure del basso Salento fino al mare di Gallipoli, ma lastre luccicanti a perdita d'occhio». E non è tutto. Sempre secondo Italia Nostra sarebbero in via di approvazione progetti di campi fotovoltaici a ridosso di masserie del Cinquecento e del Seicento. «Sappiamo che presto dovrebbe essere dato il via ad insediamenti energetici molto vicino a costruzioni antiche conferma Seclì e di grande pregio monumentale. Le nostre masserie potrebbero presto ritrovarsi contornate da mostruose strutture se non si porrà un freno specie a quei Comuni che non si sono ancora dotati di propri strumenti di regolamentazione. E poi tutti i paesi che fanno parte del Gal delle serre salentine saranno penalizzati, perché la misura mira a delocalizzare l'attività ricettiva favorendo l'agriturismo e tutte le economie strettamente legate all'ambiente si ritroveranno questi parchi fotovoltaici molto vicini. E' già accaduto a Parabita dove, accanto ad un agriturismo molto bene avviato, stanno installando pannelli ad inseguimento, cioè in grado di ruotare seguendo l'andamento del sole. Si tratta di strutture alte 78 metri che stridono fortemente con il paesaggio. Dobbiamo mobilitarci prima che sia troppo tardi», conclude Marcello Seclì.
LECCE Il Salento è a rischio desertificazione
Il rappresentante di Italia Nostra per il Sud Salento, Marcello Seclì, ha sollevato preoccupazioni sulla proliferazione dei campi fotovoltaici in Salento. Secondo Seclì, la desertificazione di circa duemila ettari di territorio salentino sarebbe legata a una nuova emergenza legata alla proliferazione dei campi fotovoltaici. I progetti più piccoli sono quelli che preoccupano più, poiché possono essere ottenuti con relativa facilità e possono essere ubicati in aree agricole senza vincoli paesaggistici. Seclì sostiene che le società coinvolte sono le stesse e che i terreni verranno acquisiti e desertificati per creare profitti solo per pochi.
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