Caro direttore, sono una delle tante nullità che formano il popolo italiano e che vivono in un centro storico possedendone un fabbricato. Tutti si affannano a proclamare che il promesso aumento del 20 delle volumetrie non si applicherà al centro storico. Benessimo. Il centro storico deve rimanere così com'è: una testimonianza delle tipologie costruttive di epoche passate e dei modi di vita di un'epoca che non c'è più. Mi sta bene essere una sorta di pezzo di museo, una parte della novella Pompei dove portare i giovani e turisti a toccare con mano la gradevolezza e la bellezza di complessi edilizi progettati e realizzati da tante persone semplici nel corso dei secoli per risolvere le proprie esigenze quotidiane. Nessun architetto e nessun urbanista li ha progettati, i centri storici li hanno realizzati i signor nessuno, quelli come me! Gente abituata a vivere nella immutabilità degli ambienti e delle forme che li circondano. Ma il problema c'è. La mancanza di ogni politica di salvaguardia del centro storico. Non parliamo solo del centro storico di Napoli o di Roma o di Firenze. Per rimanere nel nostro piccolo parliamo dei centri storici dei Comuni della Provincia di Napoli. Qualcuno dei signori che intervengono nei dibattiti proclamandone la immutabilità o invocano l'intervento di alte autorità hanno mai trascorso qualche ora nel centro storico di Melito, Giugliano, di Afragola, di Ponticelli e così via? Penso di no. Oggi i centri storici di cui parlo sono immani aree degradate con fabbricati proprietà di assi ereditari abnormi e senza alcuna convenienza economica al recupero. Locate a extracomunatari o ai più umili cittadini. Un patrimonio incrinato dal sisma del 1980 e mai recuperato per precise scelte operative e politiche. Si è optato per la realizzazione di quelle immani bidonville tipo le palazzine rosa di Secondigliano dalla toponomastica altisonante. Eppure è il comparto edilizio che rapprasenta, in termini di sicurezza statica, la maggiore preoccupazione. Faccio un esempio: la tecnica costruttiva del passato prevedeva lo scavo di una enorme fossa dalla quale recuperare il materiale per la costruzione. Adibite successivamente a cisterne o cantine, queste fosse, presentano, quando sono ispezionabili, un quadro fessurativo allarmante. In molti casi sono state riempite con materiali di risulta e, di esse, si è persa la memoria. Continuano a costruire una immane gruviera sotto tutti i fabbricati dei centri storici. Eppure non preoccupano nessuno dei preservatori dei fabbricati sovrastanti. Nemmeno anima i loro dibattiti. Come non animano questi dibattiti il transito, adiacente a questi fabbricati staticamente dubbi, di mezzi pesanti che fanno sussultare in continuazione i solai e provocano continue lesioni. Piccole, capillari, ma «Pulcinella a carocchie uccise la moglie ». Mi diverto al solo pensiero delle difficoltà che incontrerà il redattore del «Libretto del fabbricato», altra panacea salottiera, quando affronterà la descrizione di questi manufatti. Si affianca a questo, per ridurre il discorso, la mancanza di ogni convenienza economica al recupero degli stessi. Il proprietario di due stanze di circa 50 metri quadri in totale e di altezza interna di metri 5 non penserà mai di investire 6070 mila euro nel recupero di 2 stanze senza servizi da locare solo a poveri disgraziati. Infatti molti definiscono i fabbricati dei centri storici «fraveche vecchie ». In questo quadro ben venga una ulteriore preservazione di questa riserva indiana ma facciamola precedere da una legge, finanziata con soldi veri, che unisca alla preservazione del presepe la spesa per mantenerlo in piedi. Perché, vedete, è facile fare la penitenza con le ginocchia degli altri. La sventura di possedere una «fraveca vecchia», definita storica, comporta spese immani e reddito zero. L'immobile di via dei Mille o quello di piazza Navona e quello di Qualiano sono soggetti alle stesse leggi di «tutela del centro storico» ma con valori diversi e redditività... pure. La quotidianità in questi momenti è fatta di una vita tra scale di alpinista, tra spese per il riscaldamento enormi, riscaldare un ambiente alto 5 metri è diverso da uno di 3, prescrizioni sull'attintatura della facciata, e così via. Quindi se dobbiamo essere i pastori del presepe almeno aiutateci a mantenerlo. Antonio Iannone Giugliano in Campania (Napoli)