Waterfront Il tecnico voluto dal sindaco Mennitti illustra progetti e obiettivi. E tutto ruota attorno al porto Il piano dell'assessore Titi: dare alla città le aree inutilizzate dai militari Tra inerzie di vario genere e servitù militari, non sarà facile traghettare Brindisi da luogo di turismo di transito a porta marittima e area di un territorio di grande pregio (il Basso e l'Alto Salento) e a oggetto stesso di visite ed interessi legati alla storia ed ai monumenti. Se i brindisini ci si mettono, le cose le sanno fare: vedi la tirata a lucido del giugno 2008 per la visita di Benedetto XVI; oppure il recente Campionato mondiale di vela d'altura. Due cose che confermano come tutto ruoti attorno al porto. E qui nascono i problemi. «Uno certamente di atteggiamento culturale », dice l'uomo al quale è stato assegnato l'arduo compito di impostare questi processi, il nuovo assessore al turismo, Teodoro Titi. L'altro ha molto a che vedere con le servitù militari, «perché non possiamo pensare che un progetto urbanistico, e quindi sociale, turistico e culturale, ma anche economico, basato sul waterfront si riduca alla stessa porzione di lungomare lasciata oggi a disposizione della città, dai giardinetti di piazzetta Vittorio Emanuele, tanto per capirci, alla base dei rimorchiatori ». La faccenda diventa ancora più fonte di sorpresa e perplessità se vista da occhi estranei. Come quelli dei giornalisti specializzati al seguito del circo del mondiale di vela: «Ma voi siete matti. Non sapete neppure ciò che avete per le mani, se lasciate tutti questi spazi vuoti», ha detto chi è rimasto tuttavia colpito dallo scenario della città distesa attorno al Seno di Ponente e di Levante, ma anche dei quattro pescherecci più qualche yacht e una nave anfibia che vi galleggiano. «Sia ben chiaro - anticipa Titi, in attesa di trasferirsi nel suo nuovo ufficio a Palazzo Guerrieri, che sarà sede dell'assessorato che senza un progetto di base, concertato come va fatto con il sindaco e i settori delle Attività produttive, dell'Urbanistica e dei Lavori Pubblici, io alla prossima Bit di Milano non ci vado. Perché andremmo a vendere solo un negozio chiuso». L'agente marittimo scelto da Domenico Mennitti per la delega al turismo ha le idee chiare: a Brindisi che chi fa, e c'è chi disfa. Un ciclo perverso. Ad esempio, con lo spostamento anche dei traghetti per l'Albania dal Seno di Levante a Costa Morena nel porto medio, che diventerà unica banchina per il traffico passeggeri, sarà possibile finalmente abbattere la recinzione portuale di via del Mare, rimuovere i vecchi binari della stazione marittima e riqualificare un'area «da restituire ai cittadini e alle attività economiche e turistiche». Teo Titi immagina il Seno di Levante come il luogo eletto per le barche da diporto e le navi da crociera leggere, e la nascita di nuove opportunità intorno a tutto questo. Ma intanto, qualcuno ha già deciso che non solo in quel punto resterà a tempo indeterminato la ex Zona Pol (carburanti) della Marina, inutilizzata da 12 anni, a impedire il collegamento tra le due sponde del Seno di Levante, ma a ciò vanno aggiunti i nuovi approdi per le motovedette della Guardia Costiera in via di realizzazione. E il waterfront? «Il problema è che la città non sa, non segue, non viene informata. Bisogna invece fare pressing: la questione della liberazione delle aree inutilizzate e inutili dalla Marina Militare va definita subito. Altrimenti resteremo sempre dietro chi ha molto meno di noi, ma quel poco sa venderlo bene » . Marcello Orlandini