La lettera Gentilissimo Direttore, le difficoltà evidenti del mondo del teatro, della lirica, della musica, del cinema e della danza mi sono ben presenti, così come la situazione lavorativa di tutte le persone coinvolte nella produzione e organizzazione delle attività culturali della nostra Nazione. E pertanto anche in queste ore proseguo febbrilmente nella difficile opera di ridimensionamento dei tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo. Il mio impegno, preso solennemente al cospetto del Capo dello Stato, resta immutato. Sono certo che il mio amico e collega Giulio Tremonti sarà sensibile, nella misura resa possibile dalle ben note difficoltà economiche e di bilancio, alle ragioni di un mondo che ha reso grande il nome dell'Italia a livello internazionale e che contribuisce non poco, certo in misura maggiore di quanto riceve dalle risorse pubbliche, all'economia del Paese. La Mostra del Cinema di Venezia, la Scala di Milano, l'Arena di Verona, il San Carlo di Napoli, il Maggio Fiorentino, così come molte altre realtà di cui risparmio il lungo elenco ai lettori, costituiscono l'immagine e la sostanza vera dell'Italia nel mondo. Nello stesso tempo, tuttavia, bisogna subito avviare un confronto serio per fare della crisi un'opportunità di ammodernamento in cui tutti siano chiamati a fare la propria parte. Sovrintendenti, artisti, tecnici, lavoratori, maestranze artistiche non possono continuare a operare con strumenti giuridici e contrattuali inadeguati e obsoleti nel contesto europeo. Sono pronto, ad esempio, a presentare un provvedimento di riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche, istituzioni malamente privatizzate che assommano il peggio del pubblico e del privato, e che abbisognano di radicale riassetto. Servono nuovi e più seri criteri di erogazione dei contributi, occorre vincolare l'autonomia artistica a parametri di gestione che tengano conto della produttività, è necessario introdurre indici oggettivi di resa aziendale per una ripartizione premiale delle risorse. Tutto il sistema di finanziamento allo spettacolo dal vivo deve migliorare, tenendo conto della quantità e della qualità della proposta culturale, dell'affluenza di pubblico. Oggi, come tutti sanno, la situazione debitoria delle fondazioni liriche, circa 300 milioni di euro, è gravissima e le nostre analisi certificano uno dei più bassi indici di produttività d'Europa rapportati al più alto costo del lavoro. Le spese di gestione ordinaria assorbono circa il 70 del finanziamento pubblico, lasciando poche risorse alle produzioni. Per quanto riguarda il cinema, sono favorevole alla costituzione di una Agenzia Nazionale, secondo un convincimento comune di maggioranza e opposizione, in cui l'industria cinematografica assuma in pieno le proprie responsabilità affiancando lo Stato nel progettare un nuovo sviluppo industriale e culturale. Infine sono propenso a favorire una vasta politica di defiscalizzazione, di cui il tax shelter e il tax credit per il cinema da poco approvati sono solo il primo tassello, che aiuti il nostro Paese a superare il centralismo dirigistico che ha contraddistinto il settore dello spettacolo, con sprechi e storture che in parte giustificano un diverso utilizzo dei fondi pubblici. Da questo punto di vista, condivido l'analisi di un uomo di cultura obiettivo e coerente come Piero Ostellino, quando suggerisce al mondo dello spettacolo di affrancarsi dall'assistenzialismo e di aprirsi al mercato. Questo non significa affatto mercatizzare la cultura, come erroneamente ritiene un certo conservatorismo ideologico di sinistra; significa al contrario restituire massima libertà alla produzione culturale, sollecitarne una più alta creatività e, di conseguenza, rimettere la cultura italiana in sintonia con la coscienza di un popolo. Sono certo che la grande professionalità, passione e creatività di chi vive e opera nello spettacolo non potrà che essere esaltata da simili provvedimenti, in grado di liberare immense energie ora imbrigliate dall'eccessiva burocrazia. Questa politica di riforme, che io intendo perseguire con determinazione, è l'unica che può consentire all'Italia di considerare le risorse spirituali della cultura come una leva per il proprio sviluppo civile e democratico. Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Il mio impegno a salvare i fondi
Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, in una lettera al Direttore, esprime la sua preoccupazione per la situazione del mondo del teatro, della lirica, della musica, del cinema e della danza in Italia. La lettera descrive le difficoltà economiche e di bilancio che affliggono il settore, e il Ministro afferma di essere impegnato a ridimensionare i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo. Il Ministro propone una serie di riforme per ammodernare il settore, tra cui la creazione di una Agenzia Nazionale per l'industria cinematografica, la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche e la introduzione di nuovi criteri di erogazione dei contributi.
Artista / Persona
Bene culturale
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