Il dibattito Il piano-casa è quanto non ci voleva, il contrario di una politica lungimirante, fondata sul dar valore al nostro patrimonio di cultura tangibile. Il Codice dei beni paesaggistici entrerà in vigore dal 2010 (meglio del 2011, come si voleva), ma a salvare questo bene non basta una legge, occorre consenso. Ma il consenso sta, senza distinzioni, con il piano-casa. Che fare? Tutti scrivono di ambiente, anche il Papa, pensando alla natura dono di Dio, e mai di paesaggio, che è intreccio di natura e storia, dono dell'uomo. Ma dove si insegna e si mostra cosa è un paesaggio pluri-stratificato come il nostro: quest'aria visibile, da proteggere quanto quella invisibile che respiriamo? Per gli Italiani l'arte è fondamentalmente pittura, scultura..., assai meno architettura e quasi per nulla paesaggio. Ma anche gli oggetti mobili sono stati concepiti per millenni come parti di cose che invece stanno ferme: le costruzioni, e queste ultime hanno intorno campi, frutteti, boschi. Come integrare l'estetica nei contesti? Serve un luogo unico, deputato a spiegare prima di tutto agli Italiani la storia della nostra «espressione geografica» confluita in Nazione, a partire dai documenti materiali: dalla forma delle coltivazioni a quella delle città... Berlino ha il museo di storia della Germania spettacolare e Parigi sta per avere quello della Francia. E da noi cosa si progetta per il centocinquantenario dell'Italia: troppe iniziative sparse, giustamente criticate da Galli della Loggia, che ha proposto, al contrario, un «museo della storia nazionale» (editoriale del 20 luglio). A questo punto, oltre che gemere, bisognerebbe riflettere sul perché gli italiani siano tanto estranei alla terra che li nutre, inclini a spremerla fino a che il limone non sarà da buttare; e subito dopo bisognerebbe provvedere, con grande respiro. I nostri figli, dopo questo ennesimo «far cassa» con il mattone, di che cosa vivranno? Politici, oltre all'immediato, pensate a loro! Presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali