Tavarnuzze, Terna arriva per espropriare i terreni Da 2 anni il paese sperava di evitare questo giorno. E invece eccoli, i tecnici in Suv... E lì, il gruppo degli abitanti di Tavarnuzze a aspettare dalle 11,30 di ieri mattina. Nella valle della fonte del Lippo, o del Lupo come molti più familiarmente dicono, che dalla Greve sale verso la collina dove le antiche cave medicee sembrano giganti e ricordano che Firenze è nata da lì: da quella pietra. Per le 11,30 è attesa Terna, la società responsabile della trasmissione dellenergia elettrica in Italia. Verrà a espropriare i terreni su cui costruire due piloni più 3.000 metri quadri di cemento e metallo per la stazione di transizione del maxi elettrodotto da 380 Kv Casellina-Cavriglia. Da due anni il paese cerca di evitare questo momento. «Non ostacoliamo il passaggio dellenergia - dicono lì sotto le cave - Vogliamo solo che vengano interrati altri 800 metri di elettrodotto e spostata indietro la stazione, limpianto più devastante». Raccontano che i proprietari dei terreni sono disponibili a cedere larea dove costruire la nuova stazione. Alle 12,20 il sole brucia, laspettativa stanca. Terna non compare, forse ha rinunciato, forse si può andare a casa. Ma dieci minuti dopo dal piccolo viottolo sterrato fanno il loro ingresso esageratamente maestoso quattro grandi suv. Eccola Terna tra gli orti e le capre. Volano le parole. A chi scende dai suv additano il lenzuolo bianco sopra la cava: «Bel posto era. Terna ora lo distrugge». I distruttori si difendono: «Siamo semplici impiegati». Il drappello non oppone resistenza fisica, ma promette di non arrendersi. Cè Umberto Pelli che ha la casa di là dalla Greve: «E il posto più bello del paese, ci veniamo sempre tutti». Ci sono i proprietari dei terreni. Cè il pizzicagnolo Gabriele: «Un chilometro da interrare si può fare. Questa è la valle di tutta Tavarnuzze, il Comune ha previsto nel piano strutturale di farci un parco dellarte e un parco naturale. Il guaio è che il paese non è informato, il Comune non dice niente a nessuno e le cose vanno avanti per il verso sbagliato». Cè Adriano Sofri che ieri ha scritto su Repubblica una lettera aperta agli amministratori locali e racconta di avere invitato a pranzo a Tavarnuzze lad di Terna Flavio Cattaneo a vedere «lo scempio che Terna sta per fare» e di averlo avvertito che «cè un antico proverbio popolare qui a Tavarnuzze che dice: il cielo è vicino, lamministratore delegato di Terna è lontano». In paese i più non sanno dellesproprio. Arriva la notizia e se ne disperano. «Io sono pronto a fare qualsiasi cosa - dice Giancarlo Galeotti lortolano che mette pazientemente in fila i pomodori - Purchè la valle non venga devastata: ci vanno i bambini nei carrettini, i ragazzi a passeggiare, gli anziani». Dice Tiziana Naldoni che ha il negozio di abbigliamento: «Bisogna combattere. Il parco dellarte sarebbe lunica gloria di un paese che non è riuscito neanche a avere la piazza». Davanti al circolo Arci abita Pietro Puggelli, lultimo degli scalpellini delle cave medicee. Lui si ricorda unaltra storia. Più bella, giudicano gli abitanti di Tavarnuzze di quella che potrebbe iniziare oggi con lavvio dei lavori dellelettrodotto. Le notizie che trapelano dalla Regione non sono gran che. Lassessore Bramerini ha da due mesi spedito una lettera al ministero delle infrastrutture per appoggiare la variante proposta dal sindaco dellImpruneta Beneforti: 800 metri interrati e la stazione spostata come chiedono gli abitanti. Il ministero non ha risposto ma pare che dirà di no. Il ministro Matteoli non entrerà, dicono le voci, nel merito ma opporrà una questione procedurale: siccome la proposta alternativa fa uscire la stazione dal «corridoio infrastrutturale» approvato dal Cipe nel 2007 non è una piccola variante ma un cambiamento sostanziale che riaprirebbe lintero percorso delle autorizzazioni. Dunque, niente da fare. Resta da vedere cosa Matteoli e la ministra allambiente Prestigiacomo risponderanno allinterrogazione loro rivolta ieri dal responsabile per lambiente del Pd, lonorevole Realacci: «Chiedo ai ministri di intervenire per tutelare una collina storica e per rendere realizzabile un progetto di grande rilievo culturale». Lassessore Bramerini aspetta «il parere ministeriale», ma promette: «Faremo di tutto sia nei confronti di Terna che del ministero per favorire al scelta che abbia minore impatto sullambiente e maggior rispetto del paesaggio».