Il ministro Matteoli: «Ripercussioni sociali positive, così si rilancia l'intero settore. Un altro impegno mantenuto» RomaCentomila alloggi in 5 anni. L'obiettivo del piano casa varato dal governo Berlusconi con la manovra triennale da ieri è più vicino. Il presidente del Consiglio ha infatti apposto la firma al decreto presidenziale che attua i provvedimenti e fa seguito al parere favorevole sul Piano espresso dalla Conferenza Stato-Regioni e dal Cipe. Due le linee di intervento che saranno privilegiate, entrambe finalizzate a conseguire un unico scopo: rendere disponibili immobili da destinare sia in proprietà quali prima casa sia in locazione a canone sostenibile alle categorie più deboli. In primo luogo, saranno promossi fondi immobiliari con lo scopo di acquisire o realizzare i nuovi edifici e a questo scopo sono già stati stanziati 150 milioni di euro dal governo. A regime il sistema dovrebbe attrarre investimenti per 3 miliardi. Contestualmente, altri 200 milioni (che diventeranno 550 con ulteriori stanziamenti) andranno alle Regioni per promuovere iniziative di housing sociale. Ovviamente soddisfatto il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che sin da agosto 2008 ha seguito quotidianamente il confronto sul provvedimento. «Il governo - ha dichiarato - ha mantenuto un altro impegno del programma elettorale». Una soddisfazione che si estende anche alle ricadute economiche e occupazionali. «Il piano - ha aggiunto - avrà positive ripercussioni sociali e amplierà l'offerta di lavoro nel settore delle imprese edilizie su tutto il territorio del Paese». I principali beneficiari, come detto, saranno le fasce sociali più deboli: nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito, residenti da almeno dieci anni in Italia o da cinque nella stessa Regione. Gli enti locali che collaboreranno all'attuazione del programma avranno dei vantaggi che si trasferiranno ai cittadini: rendere disponibili suoli significherà disporre di nuovi alloggi popolari da affittare a canone calmierato e riscattabili a tassi vantaggiosi. Un mutuo potrebbe costare 300 euro al mese. Ugualmente fondamentale la costituzione dei fondi ai quali potranno partecipare enti pubblici, fondazioni bancarie e compagnie assicurative. La Cassa depositi e prestiti è stata la prima ad attivarsi con Abi e Acri ed è pronta a mettere sul piatto almeno un miliardo di euro. Ora il governo ha davanti a sé due priorità: mettere subito in circolo i 200 milioni e attivare presso il ministero delle Infrastrutture il comitato di monitoraggio del piano. Il mercato dell'edilizia in Italia può dunque ripartire, a dispetto della crisi. «Una boccata d'ossigeno per tutto il settore», ha commentato il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. «Potremo realizzare trentamila alloggi di edilizia residenziale pubblica», ha rilevato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Quota 100mila potrebbe quindi essere superata. Secondo le stime dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, l'«effetto-leva» del piano potrebbe determinare la costruzione di 120mila alloggi portando il totale degli investimenti edilizi a un livello tra i 12 e i 16 miliardi di euro. L'iter per giungere alla firma del decreto non è stato breve: il confronto in Conferenza Stato-Regioni è stato problematico anche perché i governatori di centrosinistra hanno fatto melina contro l'esecutivo di colore opposto. Il presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza, Vasco Errani ha rilevato che serve «un vero piano casa». E se in Errani il politico e l'amministratore hanno trovato un compromesso lo stesso non può dirsi del democratico Realacci («il piano è aria fritta») o del dipietrista Donadi («cementificazione selvaggia»). Al di là dello scontro, restano i contenuti reali del provvedimento. «Per la prima volta dopo decenni, l'Italia affronta la questione fondamentale di dare casa a chi ne ha bisogno per davvero», ha dichiarato il governatore veneto Giancarlo Galan che in tema di edilizia sociale si è molto attivato. Analogamente al collega lombardo Roberto Formigoni: «È un fatto positivo che dimostra la serietà del governo». articolo di mercoledì 22 luglio 2009 Premio di cubatura decreto ancora fermo di Redazione Un passo per risolvere l'emergenza abitativa è rappresentato dalle misure urgenti per l'edilizia e l'urbanistica, comunemente note come «piano casa 2»: un breve articolato contenente le misure per semplificare e favorire la ristrutturazione del patrimonio immobiliare e contenente il cosiddetto «premio di cubatura». L'iniziativa ha sofferto come pure il «piano casa 1» l'ostruzionismo delle Regioni «rosse». L'atteso decreto non ha ancora visto la luce, ma le Regioni hanno autonomamente attuato i programmi governativi. Si va dai premi del 50 concessi da Veneto ed Emilia al 35 della Lombardia allo zero della Provincia autonoma di Bolzano per demolizioni e ricostruzioni che invece sono favorite dal Lazio (60 se si tramuta l'edificio in albergo). Le Marche invece hanno proibito il cambio di destinazione d'uso mentre in nessuna Regione c'è omogeneità sulla durata delle agevolazioni anche se il bonus generalmente vale per 18 mesi. La Toscana ha invece preferito incentivare l'edilizia sociale.