ROMA. Il primo a frenare gli entusiasmi è stato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, che ha invitato a non fare confusione. Il Piano casa diventato operativo ieri, infatti, non ha nulla a che fare con il progetto del governo che mirava a stimolare il settore dell'edilizia attraverso una serie di agevolazioni fiscali e che prevedeva l'aumento delle cubature per tutti quelli che intervenivano con ristrutturazioni volte a migliorare l'efficienza energetica delle abitazioni. L'obiettivo del premier Berlusconi per fronteggiare la crisi del settore delle costruzioni si era scontrato con l'articolo 117 della Costituzione modificato nel 2001, che assegna alle Regioni le competenze in materia urbanistica. Comuni e ambientalisti in rivolta fecero appello ai cittadini per fermare l'ennesima colata di cemento con il via libera a forme di abusivismo indiscriminato. Così dopo settimane di scontro con il governo che arrivò a minacciare il varo di un decreto d'urgenza, si arrivò ad una formulazione più soft con un intervento cornice per il rilancio dell'edilizia da associare alle ristrutturazioni per migliorare l'impatto ambientale. Aumento delle cubature possibile dunque, ma nel rispetto dei vincoli esistenti, con l'esclusione dei centri storici, delle aree protette e di quelle tutelate dalle normative locali. Alla fine tutto si è risolto con l'accordo del primo aprile scorso che in maniera più e meno tempestiva le Regioni stanno rispettando legiferando in materia, ma che attende di essere completato da parte dell'esecutivo con il decreto di semplificazione delle procedure. (n.c.)