Lo sponsor serve, anzi è vitale. Soprattutto in tempi di magra, quando la cassa pubblica piange e c'è un patrimonio archeologico da salvare. I fondi dei privati, raccolti in cambio di pubblicità - scremata e limitata al 25 dello spazio sui teloni di copertura dei cantieri, come da disposizioni comunali -serviranno per finanziare molti restauri della nostra città. Se questo è assodato, sul come sceglierlo, lo sponsor, non tutti sono d'accordo. E per questo San Francesco e le fontane di Roma, per ora, resteranno ad aspettare. Questione amministrativa, o meglio di procedura, spiega il soprintendente comunale Eugenio La Rocca. «Decisione inaccettabile», replicano invece dalla sezione romana di Italia Nostra. Motivo del contendere, la convenzione siglata martedì dall'associazione per la tutela ambientale con la Soprintendenza ai Beni Architettonici e quella ai Beni Archeologici del Lazio, a cui è mancata la firma del Campidoglio. Nel dossier sui monumenti da restaurare, presentato un anno fa da Italia Nostra insieme alle Soprintendenze, c'erano anche diversi beni che ricadono sotto la giurisdizione capitolina: le fontane dell'Ara Coeli, del Mosè di Largo Santa Susanna, dell'Acqua Acetosa, di Ponte Sisto, del Nicchione di San Sebastianello e il monumento di San Francesco a San Giovanni in Late-rano. Ma di fronte al progetto che affidava la gestione degli spazi pubblicitari all'Interpromos (operazione che darà il via agli interventi su diversi beni statali, a cominciare da! Pantheon), il soprintendente La Rocca si è fermato. «Ho chiesto all'avvocatura capitolina e al segretariato generale di cercare una soluzione idonea. La pubblicità è un'arma delicata, ci sono state molte polemiche e non sono finite. Se c'è uno sponsor "secco" che finanzia il restauro il problema non si pone. Ma se l'accordo è con una società che procura i finanziamenti e si tratta di più sponsor è diverso. In questo caso - spiega La Rocca - noi cerchiamo di indire una gara pubblica. Visto che si tratta di contrattare un finanziamento ci siamo impegnati a trovare una soluzione di evidenza pubblica». Una questione di analisi e attenzione ai procedimenti amministrativi. Di maggiore trasparenza? «No-rispondeLa Rocca - perché non manca di trasparenza la convenzione di Italia Nostra, un soggetto fondamentale con cui restano -ottimi rapporti e non polemizzo affatto». Vanna Mannucci, vicepresidente di Italia Nostra, parla invece di un atteggiamento di chiusura totale da parte di La Rocca. «La Soprintendenza comunale avrebbe voluto solo finanziatori, presenti con il logo istituzionale, e nessuna pubblicità. Ma è un delitto rifiutare di restaurare quei monumenti e lasciarli nel degrado chissà per quanto tempo. A noi non interessa chi sono gii sponsor, abbiamo messo un veto solo su società che non sono eticamente accettabili. Non faremo gare perché siamo una onlus», afferma Vanna Mannucci. «Con una gara, si stabilisce il prezzo per lo spazio pubblicitario e poi - ribatte La Rocca - si trova chi offre di più. Faremo così per il prossimo cantiere in via XXI Aprile. Se entrano più soldi si finanziano altri interventi».