Arte e tecnologia. Dalla Lachesi di Torino un innovativo sistema di sicurezza È stato certamente un genio, quel Guarino Guarini che alla fine del Seicento progettò la cappella della sacra Sindone a Torino. Ma la sua sapienza di architetto non poteva prevedere le proporzioni dell'incendio che nell'aprile 1997 devastò dall'interno la sua ardita costruzione, mettendo a rischio la stessa reliquia. Né poteva immaginare che la sua opera avrebbe dovuto fare i conti con sollecitazioni derivanti, oltre che dalle scosse sismiche, dal passaggio dei tram per le vie del centro o dai lavori per la metropolitana. Questioni di staticità comuni a tutte le opere architettoniche, antiche e moderne, aggravate dopo l'incendio dal problema di garantire la sicurezza della struttura durante i lavori di restauro. È nato a questo scopo su richiesta della Soprintendenza per i beni architettonici del Piemonte e in collaborazione con il Politecnico di Torino il «Progetto Guarini», messo a punto da una giovane azienda torinese, la Lachesi, nata nel 2005 nell'incubatore del Politecnico I3P e da poco resasi autonoma con uno spin-off. Otto dipendenti in tutto guidati da un presidente 35enne, Domenico Lopreiato, che hanno elaborato un sistema tecnologico per mettere in sicurezza la cappella e conservarne il più possibile gli elementi originari. «Dopo l'incendio spiega l'architetto Salvatore Esposito, della Soprintendenza s'intervenne d'urgenza per evitare ulteriori cedimenti e garantire la tenuta della struttura, utilizzando sistemi già esistenti e noti», ovvero costruendo un «castelletto di presidio» che regge la cappella come una tela di ragno. Nel 2007 Lachesi ha elaborato un progetto ad hoc. La prima fase è consistita nella realizzazione di Otomimus, uno strumento diagnostico portatile in grado di misurare in maniera oggettiva lo stato di degrado dei conci lapidei, rilevando le frequenze emesse dal marmo. Sono stati così individuati 2mila conci fratturati (sui 6mila totali) da sostituire. Per l'occasione, saranno riaperte le cave originarie da cui furono estratti i marmi della cappella, a Frabosa Soprana (nel Cuneese), chiuse da 30 e 100 anni. La sostituzione, cioè la fase di restauro artistico, durerà un paio d'anni e sarà monitorata con i sensori elaborati da Lachesi, capaci di percepire eventuali spostamenti della struttura. Sensori che, spiega Lopreiato, «attualmente sono scatole collegate da fili collocate sul castello di presidio, mentre alla fine dei lavori saranno sostituiti con circa 6mila sensori trasparenti delle dimensioni di un piccolo cerotto a batteria (anche per evitare futuri cortocircuiti, ndr), quindi poco visibili e invasivi, e sistemati sui conci». All'interno di ciascun sensore, un microchip connesso a internet potrà "raccontare" la vita e lo stato di conservazione di ogni concio. Allo scopo, sarà realizzata una rete wireless nella vicina chiesa di San Lorenzo (anch'essa progettata dal Guarini e architettonicamente simile) che sarà poi trasferita, a lavori ultimati, nella cappella. Dunque l'Ostensione del 2010 sarà ancora orfana della cappella né è certo che, terminati i lavori, la Sindone tornerà al suo interno. Ma il capolavoro del Guarini avrà guadagnato un sistema di sicurezza innovativo, che ne controllerà la tenuta anche in futuro. Il costo del progetto (oltre un milione di euro) sarà coperto in parte dall'Unione europea (entro fine anno il piano sarà presentato alla Commissione), in parte dagli sponsor privati che si faranno avanti, secondo un modello di collaborazione pubblico-privato alla base del progetto stesso. Le applicazioni in futuro potrebbero essere numerose, dal ponte di Rialto a Venezia, alla Porta di Brandeburgo a Berlino, senza dimenticare le moderne strutture.
TORINO - Seimila sensori nella cappella del Guarini
Il progetto Guarini è un sistema di sicurezza innovativo sviluppato dalla Lachesi, una azienda torinese, per garantire la sicurezza della cappella della Sacra Sindone a Torino. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i beni architettonici del Piemonte e il Politecnico di Torino. Il sistema utilizza sensori trasparenti e invasivi per monitorare lo stato di conservazione dei conci lapidei e prevenire cedimenti. Il progetto è stato realizzato grazie a un finanziamento dell'Unione europea e di sponsor privati. Il sistema di sicurezza potrebbe essere applicato in futuro a altre strutture storiche.
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