L'analisi Meglio aprire al mercato La logica che presiede al sostegno pubblico al mondo dello spettacolo è quella dello «Stato paternalista». Facilitare la produzione di circenses, finanziandone i produttori, ma riducendoli a mendicanti della carità politica. Sia il centrosinistra, collettivista e dirigista, sia il centrodestra, apparentemente liberale, vi individuano una fonte di consenso. Entrambi corporativi, sono entrambi statalisti e dirigisti. In nome di una malintesa socialità, il centrosinistra non vuole che le cose cambino; in omaggio alle ragioni di bilancio, il centrodestra si limita a variare, di volta in volta, l'entità del sostegno. Ad ogni misura che metta in discussione lo statu quo, anche il rivendicazionismo del mondo dello spettacolo è corporativo. Il difetto sta nel guardare al settore solo come produttore culturale, il che ne giustificherebbe l'abbandono alla libera competizione fra protagonisti, mentre è il volano di una parte, non piccola, dell'economia nazionaleda quella produttrice di beni e di servizi a quella del tempo libero e turismo che attorno ad esso ruota. I 250 mila lavoratori (artisti, autori, tecnici, truccatori, agenti, amministratori) e le 6 mila imprese peraltro divisi, gli uni e le altre, in una miriade di organismi di rappresentanza, secondo prassi corporativa sono, in sé, meritevoli di rispetto e attenzione. Ma a creare ricchezza e occupazione sono (anche e soprattutto) i costruttori di impianti audio, video, luci; le società di produzione e di noleggio delle attrezzature e dei costumi, di trasporto, di facchinaggio, di pulizia; gli allestitori di spazi all'aperto, la ristorazione legata agli eventi (un esempio per tutti: gli spettacoli all'Arena di Verona e in altre città) e via elencando. In una lettera al presidente della Repubblica e in un documento pubblicato dal Corriere della sera, Andrèe Shammah, Marco Lucchesi e Vincenzo Monaci dopo le rituali proteste per gli «inaccettabili tagli» governativi sono arrivati al cuore del problema, proponendo soluzioni innovative. Estensione dello Statuto delle Piccole e Medie Imprese a quelle dello spettacolo; accesso al credito agevolato; agevolazioni per lo sviluppo, attraverso la defiscalizzazione e la detrazione per chi investe; creazione di strumenti a difesa dell'occupazione e di ammortizzatori sociali; applicazione della sentenza dell'Antitrust contro «l'illecito comportamento della amministrazioni pubbliche locali» che realizzano «direttamente il prodotto culturale anziché sostenerne la fruibilità sul territorio». Tali misure scrivono ancora i tre rappresentanti dell'Antes (Associazione Nazionale Teatro e Spettacolo) non dovrebbero sostituire «integralmente» il contributo in conto capitale (soprattutto) per quelle imprese «che producono e sperimentano in settori ad alto rischio economico». Ma quel (non sostituire) «integralmente» che suona come (sostituire) «parzialmente» apre le porte del mondo dello spettacolo al negoziato, al mercato, alla sua modernizzazione. Ministro Bondi, vogliamo rifletterci?
PROTESTE - FUS. Dalle proteste si passi a idee per innovare
Il governo italiano sta considerando misure per sostenere il mondo dello spettacolo, che è un settore importante dell'economia nazionale. Il governo ha già fornito sostegno finanziario al settore, ma i rappresentanti dell'Antes (Associazione Nazionale Teatro e Spettacolo) sostengono che queste misure non sono sufficienti e che il settore ha bisogno di ulteriori sostegni. I rappresentanti dell'Antes hanno proposto soluzioni innovative, come l'estensione dello Statuto delle Piccole e Medie Imprese, accesso al credito agevolato, agevolazioni per lo sviluppo e creazione di strumenti a difesa dell'occupazione.
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