Edilizia. L'Ance preme sul cambio di destinazione contestuale alla demolizione Dopo l'ok della giunta approderà in consiglio in autunno Claudia Grandi La Regione vaglia il proprio piano casa ma i costruttori chiedono scelte più coraggiose per sperare in una vera ripresa. Nel 2009 infatti l'edilizia marchigiana 23mila imprese attive ha registrato un calo del 30 nelle ore lavorate. E proprio per dare sollievo al settore la giunta regionale il 29 giugno ha approvato il piano casa. Ma non si annuncia semplice l'iter della proposta di legge, che non sarà al voto in consiglio prima dell'autunno: dal 7 luglio in commissione consiliare Ambiente, territorio e urbanistica, l'articolato è atteso da una lunga serie di audizioni. Che si prospettano impegnative. È soprattutto da parte dell'Ance che si annuncia "battaglia" su una richiesta già avanzata all'esecutivo regionale ma che, per il momento, non è stata accolta: la possibilità per i Comuni di concedere il cambio di destinazione d'uso in caso di demolizione e ricostruzione. Nella proposta di legge è infatti sancito che tutti gli interventi di demolizione e ricostruzione con eventuale ampliamento «devono salvaguardare la destinazione in atto degli edifici. Il mutamento è consentito solo per gli edifici pubblici». «La giunta ha accolto alcune nostre osservazioni», dice il presidente dell'Ance Marche, Massimo Ubaldi. «Per esempio, con l'eliminazione del tetto dei 300 metri quadrati per gli ampliamenti in caso di demolizione e ricostruzione o con la possibilità, non prevista nella prima stesura, di ricostruire su un sito diverso da quello originario. Ma perché il piano sia davvero volano della ripresa è fondamentale che venga accolta la previsione del cambio di destinazione contestuale alla demolizione e ricostruzione». Per un immobile artigianale o industriale inserito in un contesto urbanistico ormai trasformato spiega Ubaldi nessuno avrà interesse a demolire e ricostruire.«Ci auguriamo che la legge conclude il presidente così com'è, per ora legata all'emergenza (l'ambito di applicazione è limitato a 18 mesi, ndr), possa divenire più strutturale. Lo scenario per l'edilizia marchigiana è drammatico: ad aprile le ore lavorate sono calate del 26 rispetto allo stesso mese del 2008, dato peraltro "drogato" dai cantieri per Quadrilatero e terza corsia, affidati ad aziende non marchigiane. Adesso serve coraggio da parte delle istituzioni». «Il rilancio del settore è spiega il presidente della giunta Gian Mario Spacca un'immediata misura anticrisi per difendere l'occupazione. L'edilizia è un volano per l'economia: la sosteniamo rafforzando anche la sostenibilità energetica e antistismica delle tecniche edilizie, a vantaggio della sicurezza dei cittadini». In sintesi, la proposta della giunta prevede l'aumento di cubatura nella misura massima (20) prevista dall'accordo nazionale, per edifici non superiori ai mille metri cubi, interventi estesi anche agli edifici non residenziali. Quanto alle demolizioni e ricostruzioni, con incremento di volumetria fino al 35, gli interventi sono finalizzati al miglioramento della sicurezza e della sostenibilità ambientale degli edifici e devono prevedere l'utilizzo di fonti rinnovabili. Sono previsti incentivi in maggiori incrementi volumetrici per chi migliora le prestazioni energetiche e antisismiche.