Sembra che i due terzi dei beni culturali di tutto il mondo siano allocati in Italia e parte di questo patrimonio è presente in Puglia, particolarmente nel Salento. Questo può e deve essere considerato un vero e proprio "marchio di fabbrica nazionale" e soprattutto una risorsa non solo culturale, ma anche economica. I beni culturali possono, infatti, rappresentare un importante motore per lo sviluppo locale, perché producono reddito ed occupazione, generando infatti indotti anche su altri settori di attività come il turismo, il commercio, per non parlare dello sviluppo culturale e dei benefici" sociali per la collettività. Da una ricerca Ance-Censis dell'anno scorso emerge che il mercato dei beni culturali ha forti potenzialità di crescita. Mi hanno, in particolare, colpito i dati relativi ai comportamenti degli italiani rispetto ai beni storici minori: ben il 50 della popolazione in età adulta ha visitato queste tipologie di beni (borghi, castelli, ville, casali). Il 36 degli intervistati manifesta un forte interesse ad un soggiorno in un edificio storico in occasione di una vacanza e un 35 manifesta lo stesso interesse a condizione che il prezzo sia competitivo o il comfort analogo a quello delle strutture moderne. A fronte di questa consapevolezza, è bene indicare la via di una autentica "rivoluzione culturale". Vale a dire, stimolare azioni di valorizzazione del paesaggio, della storia e della qualità ambientale che però non siano fatte solo di mera tutela. Non più solo recupero, come è stato fino ad oggi, non semplice manutenzione per preservare ciò che è antico nella miope convinzione che il bene è dotato di capacità attrattiva in sé, ma interventi mirati alla valorizzazione degli immobili vincolati attraverso la loro funzionalizzazione. L'aspetto edificatorio, in tal senso, non rappresenta più il mero fine dell'intervento ma è strumentale alla realizzazione di un bene multifunzionale rivolto all'erogazione di diversi servizi, nella consapevolezza di una crescente domanda di consumi culturali e ricreativi. E' necessario dunque adottare soluzioni organizzative rispondenti ad obiettivi di efficacia ed efficienza: gli interventi di tutela o conservazione potranno anche essere integrati con la gestione del patrimonio culturale e dei servizi ad esso funzionali. Occorre anzitutto che il bene culturale sia considerato nel contesto territoriale. No, quindi, alla riqualificazione dell'immobile vincolato come episodio isolato. Soltanto attraverso l'integrazione con il contesto sarà possibile realmente valorizzare il bene e renderlo competitivo con altre offerte. Per essere efficace, infatti, l'intervento deve utilizzare l'intero patrimonio disponibile, occorrono le infrastnitture di trasporto e di comunicazione necessarie per l'accesso alle strutture, quelle da destinare alla produzione e vendita dei servizi. Si dovranno, inoltre, valorizzare i beni ambientali, le manifestazioni e i prodotti del territorio. Il bene culturale è in grado di attivare un circuito economico positivo a condizione, che si leghi ad una strategia credibile ed articolata di promozione del territorio. In Puglia e nel Salento, dove spesso sul territorio sono presenti molteplici siti occorre che le amministrazioni competenti creino itinerari, circuiti d'interesse turistico così da suscitare una forte motivazione a visitare i luoghi. Il patrimonio culturale è di fatto una infrastnittura intomo a cui progettare lo sviluppo. E in questo senso può e deve diventare un terreno di incontro e di alleanza tra pubblico e privato. Certamente è questa una sfida ambiziosa che richiede sicuramente il nostro impegno per promuovere il dialogo tra chi è caricato del duplice compito di dettare le regole relative ad usi e trasformazione dei beni ed i soggetti imprenditoriali interessati ad operare per recuperare e rimettere in vita quegli stessi beni culturali. Sergio Goffredo è Presidente sezione costruttori Edili Assindustria Lecce