La scure dei tagli governativi si abbatte sul patrimonio culturale sardo. Secondo il senatore Delogu, il Ministero per i Beni e le Attività culturali intende sopprimere la Soprintendenza ai beni storico-artistici e etnografici della Sardegna. E questo nonostante l'aumento da cinque a sei delle sedi dirigenziali per l'Isola e l'esistenza di quattro soprintendenze tematiche con competenza regionale. Un sospetto più che fondato dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva, lo scorso 12 giugno, il nuovo regolamento di riorganizzazione del Ministero. Che comporta ovviamente dei tagli, di cui la Sardegna più di tutti è costretta a fare le spese. Lo scippo è oggetto di una nuova interrogazione al ministro Bondi. «Se tale notizia corrispondesse al vero - sostiene Delogu - la Sardegna risulterebbe l'unica regione italiana priva di una soprintendenza specifica dedicata al patrimonio storico-artistico e etnografico, sebbene custodisca un patrimonio che ha pochi riscontri nel panorama europeo». Dopo il G8 e le migliaia di posti di lavoro nell'industria, nel commercio e nell'agricoltura, la Sardegna rischia di perdere anche i finanziamenti dello Stato per gli istituti culturali. Soppressi o peggio dirottati verso tutte le altre regioni italiane, nonostante la presenza nell'Isola di un patrimonio che per ricchezza e vastità ha pochi riscontri nel panorama europeo. Il senatore Mariano Delogu, esponente di punta del Pdl sardo, c'è rimasto male nell'apprendere che gli istituti sardi non beneficeranno di un solo euro da parte del ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi. Uno scippo in piena regola che a Delogu proprio non è andato giù. Così, presa carta e penna, il parlamentare sardo ha indirizzato un'interrogazione al collega di partito titolare del dicastero che gestisce la cultura. Tutto ha origine dopo la pubblicazione della tabella dei contributi, che variano da un minimo di 25mila a un massimo di 300mila euro, che il ministero intende erogare a favore degli Istituti Culturali italiani nel periodo compreso tra il 2009 e il 2011. Una pioggia di denaro di cui non una sola goccia, a meno di clamorosi dietro front ministeriali, sembra destinata a cadere nell'Isola, già penalizzata dal governo in tantissimi altri settori. «In questa tabella - osserva Delogu - sono compresi ben 121 Istituti diffusi in ogni parte d'Italia, con una eccezione: la Sardegna ». Un errore? Una dimenticanza? O uno scippo in piena regola, l'ennesimo, consumato ai danni dell'Isola? Delogu ovviamente non si sbilancia su questo punto e attende risposte da Roma. Di certo però l'ex leader storico di An non può fare a meno di osservare che «è difficile immaginare che in tutta la Sardegna non esista neppure un Istituto Culturale meritevole di supporto economico da parte dello Stato». Fatta questa premessa ecco la richiesta: «Il ministro comunichi quali sono le ragioni oggettive e soggettive per le quali nessun Istituto Culturale operante in Sardegna è stato ritenuto meritevole di contributo». Nel caso che la risposta non fosse ritenuta soddisfacente, difficile pensare che Delogu si fermi qua. Il passo successivo potrebbe essere la richiesta di ridiscutere tutto, senza penalizzare ancora una volta la Sardegna e i suoi abitanti.