OGGI LA RICIESTA ufficiale. Sarà il ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi a decidere se le opere della discordia, ossia i dipinti di Giovanni Santi, padre di Raffaello, dovranno restare a Urbino nella casa natale dell'artista o tornare nella Pinacoteca di Brera che le possiede sin dalla creazione. Non tutti però sono d'accordo sullo spostamento. Poche ma precise parole arrivano dalla professoressa Luisa Arrigoni, che ha diretto Brera fino a un anno fa e oggi tiene un corso di Museologia in Cattolica. «Questo dipinto di Santi si vedeva benissimo anche alla casa di Raffaello». Quindi lei ritiene che debba restare dov' è? «Penso che i problemi di Brera siano altri». Il patrimonio disperso ad esempio? «Guardi che non è una cosa solo di Brera, ci sono tanti musei che hanno depositi sia interni che esterni, in uffici pubblici ad esempio». Brera di più però. «Ad esempio l'aver affidato tanti dipinti alle chiese, quella è una vecchia vicenda che risale addirittura all'Ottocento. La basilica di San Marco, ad esempio, ne è piena. Ha delle cose bellissime, come il patrimonio». Ora però se l'Accademia si trasferisce nascerà la Grande Brera. «Certo, via l'Accademia la situazione dovrebbe sbloccarsi. Ma non è solo questione di spazio. Brera dovrebbe avere buoni servizi, un buon rapporto col pubblico con servizi adeguati, cosa che adesso non ha». E magari recuperare anche parte delle mille opere disperse. «Ripeto, basta parlare con i colleghi del museo di Capodimonte, o degli Uffizi, e ci si rende conto che è così anche altrove. La particolarità di Brera è che noi abbiamo depositato dopo il 1815 tante opere nelle chiese lombarde. Quindi dipinti venuti dalle Marche, dall'Emilia, dalla Romagna, dal Veneto, a volte sono stati subdepositati nelle parrocchie». Ma sono tenuti bene? «Direi che nelle chiese sono tenuti sostanzialmente bene. Inoltre essendo quadri religiosi, per chi crede e va a Messa hanno anche un'importante funzione devozionale. Tante volte questi vecchi depositi che erano stati fatti nelle chiese sono diventati quadri, sono stati incorniciati, è stato dato loro uno spazio particolare. Certo, a volte è stato fatto, a volte no». In attesa che la vicenda si sbrogli, ledue opere rivendicate dalla Pinacoteca di Brera, «L'Annunciazione» di Giovanni Santi e la Predella di Berto Di Giovanni restano per il momento a Urbino dove sono dagli anni 60. Era già tutto pronto - casse e camion - per il trasferimento delle opere, cornici comprese, ma tutto si è bloccato. Brera, infatti, aveva fatto la richiesta di restituzione dei dipinti alla Soprintendenza marchigiana e all'Accademia Raffaello, che decenni fa li aveva ottenuti in prestito con la clausola di restituirli in qualunque momento, ma non al ministero per i Beni e le attività culturali. Oggi la richiesta viene invece formalizzata.