Più cultura e welfare Per la cultura è tempo di concretezza. Alla maniera ambrosiana: rimboccandosi le maniche e concedendosi una sosta, quel tanto che serve a ripartire. La sollecitazione viene dalla gente che coi gesti smentisce i cincischiamenti di molti addetti ai lavori. La crisi fa tirare la cinghia, ma aguzza l'ingegno. E questo è liberatorio. Acuisce il senso pratico, stempera egoismi e chiede risposte comuni. Le persone si affrancano da consumismo, mode, dispersione, idoli e lustrini. Si va all'essenziale. I milanesi tornano a frequentare musei e luoghi simbolo della città. Il sapere ha una rivincita. Lo dicono i numeri. Lo conferma l'occhio di chi guarda attorno volendo capire che succede. Dai periodi bui si può uscire migliori di come ci si è entrati. La storia di Milano ne è conferma. La cultura qui è idealità e prassi, cose belle e pensieri alti per ispirare i mutamenti necessari ad andar oltre i guai delle congiunture. Dalle colonne del 'Corriere' manager, filosofi, editori, scrittori, scienziati, registi, galleristi hanno tracciato il percorso di una città che si interroga. Già, perché la cultura è il filo d'Arianna per uscire dalla prigione-labirinto del 'non senso' quando i modelli tramontano. Ma sconfiggere il mostro della crisi è solo l'inizio. L'opera è chiedersi dove si va dopo, con quali mezzi e mete, come rigenerarsi e che Milano costruire. C'è da restituire alla città, mecenati e gente semplice; da esserle riconoscenti per quanto ci ha dato in momenti in cui non ci accorgevano neanche di sfruttarla, spremerla nel cavare da essa tornaconti personali e di gruppo. E magari di abbruttirla e renderla matrigna. Il giornale fa il suo mestiere quando mette a contatto le letture degli specialisti dai loro punti di vista specifici e i bisogni collettivi. Il mosaico si colora di tante tessere. Il giornalista le dispone e le ordina per un pubblico esigente, che chiede luci, ombre, forme in cui ritrovarsi o dissentire, comunque confrontarsi. Le interviste del 'Corriere' sulla cultura sono materiali grazie ai quali poi edificare. Emerge che la crisi non è solo opportunità di lamenti; può anche far crescere l'opinione pubblica, sollecitare consapevolezza e assunzione di responsabilità precise, ciascuno al proprio posto, per poi lavorare tutti insieme a obiettivi condivisi. Da tribuna ad agorà di difesa e promozione civica il giornale, col suo linguaggio diretto di parole stampate, non volatili come in Tv, e di immagini selezionate che restano a riscontro, si candida a compagno nei momenti bui. L'oscurità non è necessariamente fonte di paure attuali e arcane. E' anche il luogo del sommerso, una riserva vitale e spesso una ricchezza, come i giacimenti di materie prime. Milano è un deposito colmo di sommerso culturale. Le università con l'enorme indotto, i centri, le fondazioni, le associazioni, i circoli parrocchiali, i siti, i blog, gli studi professionali sono miniere. Dare voce a chi non ha voce, nel senso della visibilità da accrescere e relazionare, delle ricerche, delle domande, delle risposte da dare, delle reti da stabilire. Vi sono energie che aspettano di trovare canali per uscire e punti di scambio. V'è da convertirsi a una mentalità rispondente ai segni dei tempi. Le immagini son simboli che dicono più dei discorsi. Nel cuore di Milano, sotto il sagrato davanti al Duomo, ci sono resti fra i più antichi e splendidi: il battistero, gioiello paleocristiano conosciuto e frequentato da pochi. Allora, sul lastricato della piazza segnaliamo in modo ben visibile (anche di notte coi sentieri luminosi tipo aereo) il tracciato dei reperti visitabili sotto. Lì il romano, d'origine greca e di nascita germanica, Ambrogio, battezzò il berbero Agostino. Lì sta un crocevia e un crogiolo di filosofia, religione, diritto, arte, assetto urbano, pensiero politico che ha irradiato l'Europa e il mondo. Come ogni sommerso è un nucleo energetico prezioso. Un esempio (ma ce ne sono tantissimi altri) di come non sia più l'ora di spot, esibizioni narcisistiche, interessi di parte. E' il momento di partire da progetti definiti e da integrare. Milano merita iniziative culturali di livello, perché il suo impasto originale di persone e cose, di tradizioni e attese è di per sé fattore di cultura. Già parlarne, dialogare, rischiare il confronto è andar oltre la crisi, rilanciarla nei fatti, concretamente!