I privati che ne faranno richiesta alla regione, potranno gestire direttamente i beni e i siti culturali siciliani. I poteri maggiori saranno infatti affidati a nuove figure professionali, i manager, che svolgeranno numerose mansioni fino a poco tempo fa in mano alle sovrintendenze. I progetti che regoleranno il business dei beni culturali siciliani e il nuovo codice Urbani, entrato in vigore qualche giorno fa, potrebbero, così, segnare una svolta storica nel campo dei beni culturali. Di certo, hanno già diviso gli esperti che hanno sollevato fin da subito qualche perplessità. Proprio le nuove disposizioni legislative contenute nel codice e la differente gestione dei beni culturali sono stati i temi al centro di un dibattito a Palermo, che ha visti riuniti politici e tecnici. Il nuovo codice dovrebbe permettere di stabilire una pianificazione ottimale dei piani paesaggistici con gli enti locali, favorendo un maggiore controllo sul territorio. Ma non solo. La reale novità sta, infatti, nell'apertura ai privati del business dei beni artistici. L'obiettivo è infatti quello di coniugare l'efficienza legata a una conduzione privata del business a uno sviluppo produttivo ed efficiente dei beni culturali. «Il coinvolgimento del privato qualificato», spiega l'assessore ai beni culturali, Fabio Granata, «è da sempre considerato un'opportunità che, comunque, non mette in discussione il fatto che la cultura resta un patrimonio di natura pubblica». Una tesi confermata dall'esperienza già avviata dalla regione nella Valle dei Templi di Agrigento, dove la valorizzazione è stata aiutata da un decentramento a favore dei privati. «L'obiettivo», continua Granata, «è che i progetti di restauro dei beni vengano affidati ai privati. La spesa prevista per questi lavori è di oltre 750 milioni di euro». C'è poi chi punta l'attenzione sulla mancata previsione della partecipazione popolare alla tutela dei beni ambientali. È il caso di Daniele Jalla, presidente dell'Icom, associazione nazionale musei: «Nel nuovo codice», spiega, «si parla solo di soggetti privati. Questo è un profondo limite della nuova regolamentazione».
Beni culturali, i privati scendono in campo
La regione Sicilia ha introdotto nuove disposizioni legislative che permettono ai privati di gestire direttamente i beni e i siti culturali siciliani. I poteri maggiori saranno affidati a nuove figure professionali, i manager, che svolgeranno mansioni fino a poco tempo fa in mano alle sovrintendenze. Il nuovo codice Urbani, entrato in vigore pochi giorni fa, potrebbe segnare una svolta storica nel campo dei beni culturali. I progetti che regoleranno il business dei beni culturali e il nuovo codice Urbani potrebbero favorire un maggiore controllo sul territorio e un maggiore sviluppo produttivo ed efficiente dei beni culturali.
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