Lappello degli scienziati "Salviamo il Museo di Storia" «Facciamo qualcosa, subito, per non far morire il Museo di Storia Naturale. La scienza è di tutti, anche tua». Si conclude così la lunga lettera che la comunità scientifica di Milano sta facendo girare tra le università italiane, pronta a spedirla al sindaco Moratti una volta raccolto un buon numero di firme. Lappello lanciato è per salvare da morte certa «il più antico museo civico della città e il museo scientifico più visitato di Milano», oltre che il «più importante museo di storia naturale dItalia e uno dei maggiori dEuropa». Perché, per dirla con le parole dei firmatari, «un museo deve essere un centro vivo di cultura scientifica, non basta che ci sia un custode che lo apre la mattina e lo chiuda la sera». Che è quello che succede da più di un mese dopo che i nove collaboratori, senza stipendio da gennaio e senza certezze di assunzione, hanno deciso di astenersi dal lavoro. Una scelta che comporta «pesantissime conseguenze per le attività», spiegano gli scienziati. Un museo che negli ultimi sei anni ha visto il suo budget tagliato di quasi l80 per cento e che solo questanno ha rinunciato a 100 mila euro per le attività e 170 mila di compensi per i suoi collaboratori. La conseguenza è una riduzione drastica delle attività per lanno prossimo. Verranno cancellati sia il Darwin Day che gli Happy hour scientifici, ma già in questi giorni si sono fermati il laboratorio di microscopia elettronica e quello di paleontologia ed è rallentata la manutenzione delle collezioni scientifiche. «Non è chiaro quali ragioni vi siano dietro questa perdurante insensibilità verso le esigenze di unistituzione alla quale i milanesi hanno dimostrato di essere così affezionati» si chiedono i firmatari della lettera. «Non bastano 350 mila ingressi lanno, centinaia di laboratori interattivi per bambini e studenti, sei edizioni del Darwin Day con migliaia di partecipanti e decine di Happy hour scientifici». No, tutto questo non basta per spingere le istituzioni a investire di più. «Al contrario il bilancio viene sistematicamente ridotto dal Comune e da decenni il personale è gravemente sottodimensionato». E lanno prossimo, vista la decisione di astenersi dal lavoro di nove professionisti che non vengono pagati da sei mesi, lattività del museo rischia di venire seriamente compromessa. Ecco perché, concludono gli intellettuali, «non è possibile stare a guardare».