Lintervento In questa beneamata nostra città, il progredire di istituzioni culturali, festival, rassegne di spettacolo è sotto gli occhi di tutti. Cosa cera a Genova nei primi anni novanta? Poco davvero, se si effettua un confronto anche solo numerico o statistico, se si guarda alla ricchezza e alla quantità degli eventi in cartellone in questi ultimi mesi (oltre quattrocento), in contrasto con la risibile esiguità di sponsor e di finanziamenti. I numeri dei visitatori di musei e mostre creano una magnifica controtendenza rispetto al resto di Italia, e inoltre negli ultimi dieci anni sono passati per Genova persone e nomi che un tempo leggevamo solo sui giornali, da Eric Hobsbawm a Vanessa Redgrave, da David Grossman a Tahar Ben Jelloun, ad Amos Oz, alle miriadi di pensatori e scienziati passati per il Festival della Scienza, e così via. Certo si può far meglio, sceglier meglio, selezionare meglio, ma di più è davvero difficile fare: Roma ha cinque volte i nostri abitanti e assai meno scelta e frequenza di eventi. SE A quella che, guardando i numeri o anche solo appellandosi alla memoria individuale, pare una vera e propria esplosione che ha i colori della cultura o giù di lì, corrisponda poi una crescita, una maturazione complessiva, un miglior gusto dei cittadini, di noi tutti, questo è più difficile da valutare. La cultura e il mugugno delle coincidenze Certe abitudini sono difficili da abbandonare. Per esempio quella del "mugugno delle coincidenze", così continuo da far la felicità di un virtuale 'sociologo della genovesità. Molti operatori di cultura e spettacolo della nostra città si sentono offesi dalle coincidenze. Un loro evento è previsto nella stessa giornata di un altro, e non è chiaro chi lo abbia annunciato, da quando e in che momento lo abbia reso pubblico, e perché prima non abbia telefonato agli altri, tutti gli altri, per chiedere permesso. Ci si dimentica di avvertire il mondo delle proprie intenzioni e delle proprie date, anche perché il genio invitato non ha ancora risposto, i soldi forse promessi forse non ci sono, la previsione è solo una previsione, e poi chi mai ha il tempo di confrontarsi con chi Alla fine, si innesta un meccanismo per cui il soggetto A neppur ci pensa ad avvertire B delle proprie intenzioni e date, per poi offendersi sinceramente e non poco quando scopre che B ha fatto la stessa cosa. Ma come, non lo sapeva, B, che A stava per fare questo? Lo faceva prima, lo fa da anni, poteva informarsi, B È ora di considerare che a questo circuito di fastidi e ripicche si potrebbe tranquillamente porre fine. La presentazione di un libro non fa ombra al Nobel annunciato. In coincidenza con il festival XY non è lesa maestà proporre altro. Cum grano salis, è ovvio. Ma, alla fine, una città come Genova non merita oggi pluralità di iniziative? Si prenda atto che la città è cresciuta. Da due o tre lustri circolano molti, moltissimi operatori in più di vario umanesimo rispetto al passato. È una ricchezza, se pure a ognuno sembra essenziale soprattutto la propria attività. In poche parole. Genova è diventata una città che si può permettere molti fatti di cultura o teatro o altro, in contemporanea. I cittadini potranno scegliere, chi può dire prima dove il gusto davvero spinge la gente? È poi vero che essere pochi, essere i soli favorisce affluenze da favola in quellunica direzione? Moltiplicare lofferta in genere migliora e alza la risposta, può creare irritazione momentanea ma alla lunga è produttivo. Per tutti. Mentre è certo che "il mugugno delle coincidenze" pecca, nellipotesi migliore, di provincialismo. Nella peggiore, di rifiuto di una realtà ormai diversificata e dei diritti di ognuno.