Disinquinare il Lambro, il fiume simbolo del degrado ambientale lombardo, e restituirlo risanato, dopo oltre un secolo di veleni, ai visitatori dellExpo nel 2015. Perché sia un biglietto da visita coerente con il tema ufficiale dellEsposizione, il cibo e lacqua. Lappello lanciato agli Stati generali dellExpo da Carlo Petrini non cade nel vuoto. «Se nel 2015 non solo la città e non solo la Regione, ma tutto il sistema Paese consegnerà il Lambro pulito - ha detto il presidente di Slowfood - avremo il più grande monumento che si possa fare. Non è una suggestione retrò: stiamo parlando di modernità». «Condivido il suo intervento - dice Massimo Buscemi, assessore regionale ai Servizi di pubblica utilità - ma forse Petrini non sa che per i tre fiumi milanesi, Lambro, Seveso e Olona, siamo già molto avanti». Il sogno mai realizzato di strappare il Lambro al suo destino avvelenato Progetti mai partiti e promesse non mantenute: il fiume resta il simbolo del degrado ambientale Qualcosa è migliorato, ma lobiettivo di raggiungere il livello "buono" per il 2015 resta una chimera Lo strumento si chiama "contratto di fiume" e mette attorno allo stesso tavolo la Regione, le Province interessate, decine di Comuni, associazioni produttive (industriali, agricoltori) e ambientaliste, enti e consorzi di altro tipo. «Ci crediamo tutti», garantisce Buscemi. Deve farlo anche il Pirellone, gli risponde il presidente lombardo di Legambiente, Damiano Di Simine: «La Regione ha già dichiarato di non poter arrivare al livello "buono" di qualità dei fiumi richiesto da una direttiva Ue del 2000 proprio per lanno dellExpo, ma solo a quello di "sufficiente". Ci vuole uno sforzo maggiore». La lunga marcia per il disinquinamento dei fiumi è iniziata nel 2004 con lOlona, nel 2007 ha cominciato il Seveso e a fine 2008 il Lambro. «È un processo molto costoso, lungo e laborioso - continua Buscemi - e non privo di sorprese. Ci sono Comuni con depuratori efficienti, altri con depuratori obsoleti e poco adatti, altri ancora che non depurano per niente». Il Lambro ha un destino in bilico. Il nome, dal latino, significa chiaro, limpido e fino a mezzo secolo fa ci si faceva il bagno. Ma ai tempi dei Visconti il cronachista Bonvesin de la Riva definiva il Lambro meridionale Lamber merdarius, perché il complicato reticolo di idrovie del Milanese, di cui facevano parte sia il Lambro propriamente detto (o settentrionale), sia il Lambro meridionale, aveva tra le altre la funzione di portare nei campi, da una vasta zona abitata, lacqua arricchita di escrementi umani e dunque ottima per lagricoltura. Ed è qui il punto. Il grande problema è la pressione di sei milioni di residenti e circa altrettanti di abitanti equivalenti (rappresentati dal complesso delle industrie) che gettano i loro scarichi in tre fiumi di portata limitata che dopo diversi passaggi si trovano alla fine tutti riuniti nel Lambro a SantAngelo Lodigiano. Si spiega così perché già nel 1987 il bacino di Lambro, Seveso e Olona sia stato dichiarato "area ad alto rischio ambientale" e nel 1988 fatto oggetto di un piano quinquennale di cinque anni e 4.800 miliardi di lire annunciato dallallora ministro dellAmbiente, Giorgio Ruffolo. Un piano rimasto in larga misura lettera morta. Come il Lambro, dove fosforo, ammoniaca e metalli pesanti hanno ammazzato gli storioni e gli altri pesci. Sarebbe inesatto dire che non si sia mai fatto nulla. Già dagli anni '70 era attivo a Monza il depuratore di San Rocco, uno dei più grandi in Italia (pari a 650.000 abitanti equivalenti), più altri ancora risalendo verso nord, come quello di Merone alluscita del Lambro dal lago di Pusiano, nel Comasco. E fino a Monza i pesci cerano. Il buco nero era la mancata depurazione delle acque reflue domestiche di Milano. Era il maggio del 1972 quando la giunta del sindaco Aldo Aniasi licenziava la delibera per la costruzione del depuratore di Nosedo. Ed era laprile del 2003 quando entrava in funzione limpianto, che con gli altri due di Milano Sud e Peschiera Borromeo tratta ora il 98 degli scarichi della metropoli. La situazione è migliorata e nel 2007 lArpa non ha registrato in alcuna stazione di monitoraggio il livello 5 di qualità biologica dellacqua, il più grave. Alla confluenza nel Po, a Orio Litta, addirittura si raggiungeva il livello 3, la sufficienza. «Acqua depurata non significa però acqua pulita - precisa Di Simine - . Il depuratore di Monza ha una portata pari a un terzo di quella del fiume. Troppo per il Lambro. Inoltre, limpianto non riesce a filtrare lammoniaca, che ammazza i pesci». Per arrivare in tempo per lappuntamento del 2015, come chiede Carlo Petrini, è indispensabile una profonda revisione dei depuratori a nord di Milano. È la via tentata dai contratti di fiume. Anche il verde Carlo Monguzzi li elogia: «Un metodo utile che ha già portato risultati per lOlona». Ma aggiunge: «Magari sarà il caso che lArpa torni ai controlli a sorpresa e smetta di avvisare le industrie del giorno in cui verranno i suoi tecnici, altrimenti la ditta mette in funzione il depuratore della fabbrica solo il giorno dellispezione. Oppure apre le pompe di captazione dellacqua per diluire meglio gli inquinanti. La verità è che sono ancora tanti a scaricare in modo incontrollato nel Lambro».