Zajczyk: "Il punto critico è la percezione di una realtà talmente opaca che rende tutto peggiore di come è" Sociologi, artisti, architetti uniti: lavoriamo sullo spirito Ci sono nato in mezzo, i graffitisti veri hanno un codice deontologico, nelle tag dei ragazzini non cè azzardo poetico Fa ridere il fatto che chi dovrebbe sistemare le cose e rimuovere limmondizia criminalizzi il mondo dei writer Viviamo in un vero e proprio caos estetico, ad esempio piazza Missori da quindici anni è un percorso di guerra Il problema sono i city user che vivono nella metropoli ma non la abitano stabilmente, andrebbe ripensata lidea di area urbana NOn è tanto una questione di sporcizia in senso stretto, ma di disordine generale, grigiore e trascuratezza. Le parole durissime del premier sul degrado della capitale economica del Paese che si sta preparando a ospitare lExpo 2015 solleticano le critiche di intellettuali, artisti e sociologi milanesi sullo stato reale della città. Una metropoli abbandonata a se stessa, che chiude le porte invece di aprirsi alle trasformazioni, che innalza cancelli e pone divieti invece di ripensare un modello di coabitazione con il nuovo, il diverso. «Milano è città sporca? Per una volta sono daccordo con Berlusconi - sospira Francesca Zajczyk, sociologa urbana delluniversità Bicocca e consigliere comunale per il Pd - . Il livello di pulizia non è eccelso in tutti i quartieri, ma il vero problema è la percezione che la gente ha della città. Una metropoli talmente opaca e spenta che rende tutto peggiore di comè realmente». La soluzione? «Non basta una ripulita superficiale, bisognerebbe lavorare anche sullo spirito di Milano, metterci dei colori, sistemare le fontane seguendo lesempio di altre città europee come Lione, Parigi, Barcellona». Messa a confronto con le altre città italiane il capoluogo lombardo non ha eguali in quanto a pulizia e ordine, su questo sono tutti più o meno daccordo. Quel che manca è lanima, «lordine estetico», un progetto urbanistico di reale riqualificazione. «Viviamo in un vero e proprio caos estetico - commenta il critico darte ed ex assessore comunale Philippe Daverio - : abbiamo facciate di case che non vengono ripulite da cinquantanni e un impatto visivo di interventi intollerabili fra pali, etichette e semafori inutili. Basta guardare Piazza Missori: da quindici anni è un percorso di guerra, pavimenti rotti, biciclette, rotaie dei tram inutilizzate, disordine. Berlusconi, che è uno intelligente, se ne accorge e sa che è qualcosa che interessa la maggioranza dei cittadini». Un progetto di più ampio respiro e che guardi alle grandi trasformazioni delle metropoli e non si fermi alla spazzatura delle strade è quel che Milano avrebbe bisogno per larchitetto Massimiliano Fuksas. «Milano è una città piuttosto pulita - spiega - ho visto di molto peggio. Il suo problema è lo stesso che di molte altre metropoli: sempre meno residenti e sempre più "city users", ovvero coloro che vivono la città ma non la abitano. Dopo il milione di abitanti è il controllo è difficile. Per questo non è sufficiente dire che non bisogna buttare le carte per terra, ma andrebbe ripensata lidea di area urbana anche attraverso leducazione dei giovani nelle scuole per insegnare ai cittadini di domani come apprezzare le cose di tutti». Un discorso a parte lo meritano i graffiti. Se per il sindaco Moratti e il vicesindaco De Corato sono i veri responsabili del degrado e della sporcizia a Milano, cè chi ci tiene a fare dei distinguo. «Sono nato fra i graffiti e amo artisti come Keith Haring - spiega Fabio Novembre, architetto e designer - ma sono contrario alle tag, sono una violenza sulle cose degli altri. In quelle scritte non cè alcun azzardo poetico, non cè arte, come nei graffitisti veri. E di quelli veri ne conosco parecchi: vanno nelle fabbriche abbandonate e hanno un codice "deontologico", quelli che fanno le tag sui muri sono solo dei ragazzini». Attacca le tag anche lo stilista Francesco Martini Coveri: «Milano potrebbe essere più pulita, certo, ma quello che è davvero allucinante è che i palazzi del centro siano rovinati da scritte senza senso. Bisogna dare più spazio a chi fa arte e lavorare sulleducazione e sul senso civico dei cittadini». Bros, il famoso writer milanese, invece rispedisce al mittente le critiche: «Non mi sembra una mentalità giusta quella che criminalizza i graffiti. E poi, loro che dovrebbero fare di tutto per pulire la città, vengono a dire a noi che è sporca? Non ci resta che ridere». Si rispecchia pienamente nelle parole di Berlusconi larchitetto Gae Aulenti. «È proprio vero che Milano è sporca - dice - , è lunica cosa vera che ha detto Berlusconi! È una cosa ovvia: le strade sono rotte, i pali inutili. Viviamo in uno stato di totale disordine». Un problema sentito anche dallarchitetto Vittorio Gregotti: «Milano è una città tristissima. Vive in uno stato di decadenza e sporcizia totale, mentre allestero le città vengono trattate meglio. Il senso civico non è coltivato dalle istituzioni, che fanno finta di consultare la cittadinanza, ma in realtà la escludono». E vanno avanti a colpi di divieti. «La vera contraddizione di questa maggioranza è che parla di una città aperta e accogliente, pronta ad ospitare lExpo, ma non fa altre che chiuderla e sollevare muri» conclude Zajczyk.
la Repubblica
19 Luglio 2009
MILANO - "Ci sono disordine e trascuratezza ma Milano non è così brutta"
TE
Teresa Monestiroli
la Repubblica
Francesca Zajczyk, sociologa urbana, critica il degrado della città di Milano, che secondo lei è una questione di percezione piuttosto che di sporcizia. La sociologa sostiene che la città è talmente opaca e spenta che rende tutto peggiore di com'è realmente. Zajczyk propone di lavorare sullo spirito di Milano, metterci dei colori e sistemare le fontane seguendo l'esempio di altre città europee. Altri intervistati, come Philippe Daverio e Gae Aulenti, concordano che Milano sia una città piuttosto pulita, ma con problemi di disordine e sporcizia.
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