In questi ultimi anni lassetto organizzativo del ministero per i Beni culturali, soprattutto nella sua articolazione periferica delle soprintendenze, ha conosciuto continue trasformazioni. La riforma Rutelli del 2007 e poi quella Bondi. Un fare, disfare, rifare, ridisfare che certo non ha giovato e non giova allattività di tutela (già, va detto, messa seriamente a rischio da scelte di tipo "economicistico", per non dire altro) alla sua organicità, alla continuità di indirizzo e di governance, creando sconcerto e difficoltà presso i funzionari addetti e, specialmente, presso gli utenti, sempre più frastornati. A distanza di un anno dalla discutibile divisione delle sperimentate "soprintendenze miste" in "soprintendenze tematiche", cui è scampata la sola Toscana, si fa strada in Campania una nuova "ipotesi di lavoro" che in buona sostanza mira alla restaurazione della "gloriosa", ma ormai anacronistica "Soprintendenza alle Gallerie", in vigore qualche decennio fa. Il dibattito che si è acceso attorno alla questione stimola qualche riflessione: mentre infatti sembra aprirsi uno spiraglio per il ripristino della soprintendenza mista, comprendente le province di Salerno e Avellino, vale la pena di sottolineare che proprio un anno di vita da "separati in casa" tra le due nuove soprintendenze ha reso evidente che la formula "soprintendenza mista" è quella più idonea a rispondere alle esigenze di tutela, in un comprensorio privo di musei ma ricco di patrimonio diffuso. Inoltre, la mista rappresenta, a mio avviso, la soluzione più efficace nel garantire gli strumenti, anche amministrativi, per una azione diretta e integrata sul territorio ed appare appena ovvio che la vicinanza delle strutture amministrative al comparto geografico oggetto di tutela riveste una importanza strategica enorme, permettendo interventi tempestivi e organici, supportati dalla auspicabile conoscenza del territorio da parte dei funzionari addetti, frutto, in tal caso, di una assidua e capillare presenza degli stessi sul territorio di competenza. Proprio questo più che sperimentato assetto ha consentito alle soprintendenze di gestire in prima persona esperienze traumatiche ed estreme come il terremoto del 1980 o lalluvione del 1998, consentendo di salvare da precipitose demolizioni, e incauti "recuperi", interi centri storici; di contribuire a garantire lintegrità di vaste porzioni di paesaggio ancora incontaminate; di ricoverare e restaurare un patrimonio mobile che si va guadagnando attenzione e apprezzamento sempre maggiori presso la comunità scientifica. Lesperienza, alquanto caotica, dellazione di salvaguardia che si va delineando, è cronaca di questi giorni, a LAquila e nelle zone toccate dal recente sisma (e si tratta di produrre uno sforzo immane che si auspica organicamente coordinato) ha fatto rimpiangere che nel corso degli ultimi anni si sia smantellata, anche in Abruzzo, la soprintendenza mista per dar vita a due soprintendenze distinte. Non mi pare infatti questo il modo di ovviare a un problema che si è indubbiamente prodotto, negli anni passati, nella gestione delle "miste": vale a dire la oggettiva subordinazione degli storici dellarte agli architetti, quando invece la leale collaborazione tra queste due tipologie di funzionari, portatori di visioni certo diverse ma che devono sapersi proficuamente integrare, è, appunto, sicuro strumento di una tutela efficacemente coordinata. Infine, solo la "mista" potrà garantire la stagione di valorizzazione che va avviandosi per le emergenze monumentali oggetto degli interventi finanziati e portati a compimento con i fondi europei del Por 2001-2006 e quelli appena avviati con i fondi del Por 2007-2013. Lautore è docente ordinario di Storia dellarte presso luniversità del Salento, Lecce
NAPOLI - soprintendenze a formula mista
Il ministero per i Beni culturali ha subito trasformazioni negli ultimi anni, con la riforma Rutelli del 2007 e poi quella Bondi. Queste scelte hanno creato difficoltà e sconcerto tra i funzionari e gli utenti. Ora, in Campania, si sta discutendo di una nuova "ipotesi di lavoro" che mira alla restaurazione della "Soprintendenza alle Gallerie", un'istituzione ormai anacronistica. Il dibattito stimola la riflessione sulla formula "soprintendenza mista", che rappresenta la soluzione più efficace per la tutela del patrimonio culturale.
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