Ai domiciliari Guglielmo. E qualcuno voleva uccidere la sua collega-nemica L'ex soprintendente ai Beni architettonici di Napoli, Enrico Guglielmo, è stato arrestato assieme al nipote, a un imprenditore e a un ingegnere nell'ambito di un'inchiesta su appalti irregolari; misura interdittiva per sette architetti. Fondamentale la denuncia dell'ex soprintendente ai Beni archeologici, Maria Luisa Nava: qualcuno pensò di ucciderla sabotandole il ciclomotore. I pm: la Soprintendenza era un appaltificio Arrestati Guglielmo e un imprenditore. Il gip: qualcuno voleva uccidere la testimone NAPOLI La soprintendenza ai Beni architettonici ridotta ad appaltificio. Lavori per milioni di euro affidati a poche ditte, tutte riconducibili allo stesso imprenditore. Denaro e regali per funzionari e tecnici: l'ex soprintendente Enrico Guglielmo, per esempio, ricevette parte della somma necessaria all'acquisto di una barca, la «Genì 4». Poi un'altra soprintendente, Maria Luisa Nava, responsabile dei Beni archeologici, si presentò ai carabinieri e scoperchiò il pentolone. Si espose nonostante le minacce: le fecero arrivare all'orecchio, per esempio, che qualcuno avrebbe potuto sabotare il ciclomotore appena acquistato. Lei smise di usarlo. Il blitz della Finanza è scattato ieri: Enrico Guglielmo è stato arrestato per associazione a delinquere, corruzione, falso ideologico e turbativa d'asta assieme al nipote Gianluca, ritenuto un suo prestanome, all'imprenditore Luigi Lucci e all'ingegner Mauro Fusco, collaboratore esterno della Soprintendenza; tutti hanno ottenuto il beneficio dei domiciliari. A sette architetti è stato notificato il divieto temporaneo di esercitare la professione. L'inchiesta fu avviata dal pm Filippo Beatrice, oggi alla Dna, ed è stata proseguita dalla collega Graziella Arlomede, della sezione coordinata da Francfesco Greco. Le misure sono state emesse dal gip Luigi Giordano. Dopo la denuncia ai carabinieri, Maria Luisa Nava fu convocata dalla Finanza. E dichiarò: «Subito mi sono resa conto di come esistesse una ristrettissima cerchia di imprese le quali si aggiudicavano tutte le gare d'appalto bandite dalla soprintendenza ai Beni archeologici. Infatti, girando per i cantieri, mi accorgevo che le imprese erano sempre le stesse». Tutte facevano capo a Luigi Lucci, imprenditore bacolese che «nei corridoi della soprintendenza una volta si mise a gridare dicendo che i funzionari avrebbero dovuto fare tutto quello che lui voleva perché lui li pagava». Emblematico l'episodio della costruzione del braccio nuovo del Museo nazionale. Vinse un'impresa non controllata da Lucci. «Guglielmo racconta Nava mi telefonava continuamente dicendomi che vari aspetti della procedura di aggiudicazione erano sbagliati e che quindi bisognava rivedere l'assegnazione ». La soprintendente chiese un parere all'avvocato dello Stato, Federico Vigoriti: Guglielmo telefonò anche a lui. «Quando mi resi conto che il mio interlocutore stava agendo in maniera scorretta conferma Vigoriti gli chiesi quali interessi avesse, in quanto direttore dei lavori, all'aggiudicazione all'una o all'altra impresa. Guglielmo ebbe un contraccolpo ». Nava ha rischiato grosso. Racconta un funzionario sentito come testimone, e le cui dichiarazioni sono allegate agli atti dell'inchiesta: «In quel periodo la dottoressa acquistò un ciclomotore. Una persona della ditta Lucci si lasciò sfuggire che qualcuno aveva detto che gli incidenti sono più frequenti se si circola in motorino. Io ebbi l'impressione che si trattava di una velata minaccia. La dottoressa non usò più il motorino ».