La Fondazione Giacomo Puccini non starà con le mani in mano. Non lascerà che lo Stato - l'Agenzia del Demanio - si riprenda la casa del Maestro di Viareggio, né tanto meno, i 2,1 milioni di euro di diritti d'autore che il tribunale di Firenze le ha riconosciuto di proprietà nel novembre del 2008. Per evitarlo, avvierà con l'Agenzia del Demanio una trattativa che porti a salvare sia la proprietà della villa dove Puccini ha composto Turandot sia i soldi. La strategia è stata concordata proprio ieri dalla Fondazione. Il vero motivo del contendere - come evidenzia il sindaco, Mauro Favilla - non è tanto la casa di Marco Polo quanto i milioni di euro già maturati di diritti d'autore (per Turandot e Fanciulla del West). Favilla, che è anche presidente della Fondazione Puccini, sa che lo Stato non vuole restituire i soldi incamerati. E quindi Lucca proporrà una transazione di questo tipo: se il Demanio non vuole restituire i soldi dei diritti d'autore, li rimborsi (almeno in parte) alla città «sotto altre forme». Sotto forma di contributi che, passando per i vari ministeri, consentano alla fondazione di restaurare la villa di Viareggio, allestire il museo Puccini e anche di acquistare la casa natale del Maestro, in corte San Lorenzo, chiusa da anni. Le due case, comunque, hanno storie e proprietà diverse. E, quindi, avranno trattative diverse. Quella di Lucca appartiene alla nipote di Giacomo Puccini, Simonetta, che proprio in questi giorni è stata riconosciuta (con tanto di timbri del tribunale di Milano) unica erede del compositore. La Fondazione Puccini, quindi, ha stabilito di fare l'ultimo tentativo con la nipote per acquistare la casa, trattando sulla cifra. L'intenzione è di andare il più possibile incontro alle sue esigenze, senza, però, raggiungere, il milione e 600mila euro chiesti. Differente, invece, la trattativa con il Demanio che solo di recente ha deciso di opporsi alla sentenza del tribunale di Firenze «perché solo da poco - dice l'Agenzia da Roma - siamo venuti a conoscenza della decisione. Ci siamo mossi solo ora (nonostante la sentenza sia di oltre un anno e mezzo fa) non perché sollecitati dall'interrogazione parlamentare presentata da un senatore (Massimo Baldini del Pdl, ndr) ma solo perché da poco siamo venuti a conoscenza della sentenza». In effetti - conferma anche Favilla - era impossibile che il Demanio fosse a conoscenza della decisione perché la Fondazione aveva deciso di non notificare la sentenza all'Agenzia, nella speranza che diventasse definitiva, dopo un anno (e 46 giorni) dal deposito delle motivazioni. Poi, però, la tattica è cambiata: «Il motivo - riprende Favilla - è presto spiegato. Per diversi mesi sono andato a Roma, dal ministro delle Finanze e dal capo di gabinetto dell'Economia per vedere se avevano intenzione di rinunciare al ricorso. E, in effetti, avevo avuto garanzie in questo senso dal momento che le motivazioni che assegnavano la villa e i diritti d'autore alla fondazione (togliendoli al Demanio) venivano considerate piuttosto forti. Poi, però, la questione è stata demandata al Demanio (che è l'Agenzia per la valorizzazione del patrimonio pubblico). Ho parlato con il dirigente ed è venuta fuori la questione dei diritti d'autore già riscossi, più che quelli della villa». Anche se, in caso di vittoria dell'appello - precisa l'Agenzia del Demanio - «l'impegno sarà a un utilizzo culturale, magari a museo dell'immobile: altro è impensabile, visti anche i vincoli esistenti sull'edificio». Venuta a conoscenza dell'intenzione di ricorrere contro la sentenza di primo grado, la Fondazione ha subito notificato al Demanio la sentenza puntando sul fatto che se non fosse stata impugnata entro 30 giorni (dalla notifica) il contenzioso si sarebbe chiuso. Invece, 5 giorni prima della scadenza il Demanio ha incaricato l'Avvocatura di Stato di Firenze di tutelare i suoi interessi. Alla discussione in tribunale, però, Favilla non vorrebbe arrivare: «Abbiamo capito che per il Demanio può essere difficoltoso restituire i soldi già riscossi. Allora potremmo trattare la chiusura del contenzioso chiedendo che una parte di questi soldi, non tutti, ci venga restituita attraverso vari ministeri in modo da garantire alla Fondazione contributi con i quali restaurare la villa di Viareggio o acquistare la casa natale di Lucca o allestire un museo per Puccini. La trattativa, però, stavolta verrà portata avanti direttamente con la Presidenza del consiglio». SULL'EREDITÀ LO SCONTRO La strategia è stata concordata nel summit alla Fondazione. Il sindaco pronto a proporre una transazione La Fondazione diventa ente di coordinamento LUCCA. La Fondazione Puccini di Lucca diventerà «l'organo di coordinamento culturale» delle iniziative che ruotano attorno al compositore. Non si metterà, certo, a organizzare spettacoli, né, tanto meno, a fare concorrenza al festival Puccini di Torte del Lago, ma in Lucchesia diventerà il punto di riferimento di tutto quanto ruota attorno al musicista, con l'impegno degli enti più importanti membri della fondazione: Comuni di Lucca, Viareggio, Pescaglia, Provincia e, magari, anche la Camera di commercio. Del resto, il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini, con chiarezza ribadisce che non si metterà a fare la guerra a Lucca per la villa di Marco Polo del compositore, avendo ancora intenzione di firmare il protocollo di intesa che riconoscerebbe al capoluogo versiliese il diritto a un utilizzo dell'immobile per 50 anni (di cui 10 gratis) in cambio di un investimento sostanzioso per il restauro. «Portiamo avanti gli accordi con la Fondazione di Lucca - conferma Lunardini - salvo poi cambiare interlocutore se il Demanio dovesse subentrare nella proprietà». LA STORIA Il contenzioso per la casa viareggina di Puccini, a Marco Polo, nasce nel momento in cui l'ex sindaco Fazzi dichiara guerra allo Stato per far valere il legato degli eredi in favore della Fondazione di Lucca. Il tribunale di Firenze nel novembre 2008 assegna casa e diritti d'autore alla Fondazione, ma il 16 giugno 2009 il Demanio dà mandato all'Avvocatura di Stato di Firenze di impugnare la sentenza.