A volte la realtà burocratica supera di mille lunghezze ogni fantasia. C'è chi ha scritto interi saggi sul tema ma i misteri dei beni culturali per ora sono poco frequentati. Prendiamo il caso romano, così come ce lo raccontano oggi le cronache. E prendiamo soprattutto l'universo delle soprintendenze. Una sola regola dovrebbe, seguendo il semplice buon senso amministrativo, valere per tutte. Invece oggi scopriamo che no, non è così, che una stessa convenzione felicemente sottoscritta tra la sezione romana di Italia Nostra e la soprintendenza statale per i Beni architettonici di Roma non ha fino a oggi funzionato per la soprintendenza comunale ai beni culturali di Roma. Stando alle dichiarazioni di Eugenio La Rocca (Campidoglio), il suo ufficio sarebbe afflitto da impedimenti evidentemente sconosciuti a Roberto Di Paola (Stato) il quale ha potuto tranquillamente annunciare ieri che tra i beni restaurabili grazie al progetto di Italia Nostra (titolare di una proposta davvero meritoria, tutta a favore del nostro patrimonio cittadino) c'è addirittura il Pantheon. Tirare in ballo Bisanzio significherebbe far grande torto alla raffinata civiltà giuridica studiata e raccontata da Silvia Ronchey. Qui siamo molto più semplicemente (e banalmente) in un tipico pasticcio romano. Il bello - anzi: il brutto - è che di mezzo ci sono molti monumenti cittadini troppo spesso privi della copertura finanziaria necessaria al loro restauro. Perché delle due l'una: o la pubblicità intorno a un monumento si può tollerare per qualche mese nel nome di un restauro che sottragga il bene al degrado (e quindi ha ragione Di Paola) oppure la pubblicità collegata a un bene culturale è intollerabile sempre e comunque (e quindi ha ragione La Rocca). Con tutta evidenza non esiste una terza via. Così come non dovrebbero coesistere due scuole di pensiero applicabili in una stessa circostanza. A meno di non immaginare l'universo dei beni culturali composto di monadi dotate di autogoverno e di una forma di autonomia in netto contrasto con le leggi di cui si sono dotate le monadi vicine. Cioè un paradosso che somiglia molto al caso di cui parliamo. E allora? Meglio lasciare ogni commento finale a chi ci legge.
Quando la realtà burocratica supera di molto la fantasia
La realtà burocratica supera spesso la fantasia. Il caso romano è un esempio. La convenzione tra Italia Nostra e la soprintendenza statale per i Beni architettonici di Roma non ha funzionato per la soprintendenza comunale ai beni culturali di Roma. Il Campidoglio e il Comune di Roma hanno dichiarato che il Pantheon è un bene culturale da restaurare, ma il governo ha rifiutato di finanziare il progetto. La questione è se la pubblicità intorno a un monumento possa essere tollerata per qualche mese nel nome di un restauro o se sia intollerabile sempre e comunque. Non esiste una terza via e le due scuole di pensiero non possono coesistere in una stessa circostanza.
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