Massimo Gallione è vicepresidente Cnappc In un precedente articolo affermavo che la riforma del governo del territorio è un'occasione da non perdere. Occorre andare oltre e affermare che questa riforma non è sufficiente senza democrazia urbana. La democrazia urbana è un processo che è già in fase sperimentale avanzata in molti paesi d'Europa quali la Francia, la Germania, l'Inghilterra e altri. Nel nostro paese in materia di edilizia, urbanistica e lavori pubblici gli attuali principi costituzionali consentono proprio alle regioni la massima implementazione possibile. Il documento conclusivo del nostro ultimo congresso nazionale, tenutosi a Bari nello scorso novembre, afferma che «occorre consolidare, negli amministratori pubblici e negli investitori privati, la consapevolezza che l'architettura di oggi è il patrimonio del domani. In tale ottica i concorsi di idee e di progettazione, sia di architettura sia di urbanistica, sono uno dei principali strumenti a disposizione degli amministratori e degli investitori e realizzano nel concreto la democrazia urbana». La democrazia urbana consiste nel complesso degli strumenti di ordine normativo e pratico-attuativo che sia l'amministratore pubblico sia l'investitore privato possono mettere in atto per far cambiare rotta allo sviluppo disordinato dell'ambiente urbano e rurale del nostro paese. È quindi un sistema virtuoso di connessione tra programmazione urbana e programmazione dei lavori pubblici e privati, nell'ambito di una concertazione tra pubblico e privato e tra architettura e governo del territorio. Nello sviluppo di un paese civile e moderno questo sistema necessita di regole altrettanto civili e moderne quali la delegificazione dell'estesissimo corpus legislativo in materia urbanistica e un auspicabile coordinamento delle diverse legislazioni regionali nell'ambito della loro autonomia. Un altro aspetto è quello della riforma della semplicità e cioè la riduzione del drammatico freno della burocrazia e la semplificazione delle norme. Infine, emerge l'elemento della qualità della progettazione architettonica e urbanistica, che, di questi fattori, è quello al quale la legge italiana ha storicamente prestato meno attenzione; e questo in contraddizione con quanto spesso avveniva in altri paesi europei. Oggi, però, con il nuovo disegno di legge Urbani, finalmente siamo di fronte a un forte impegno della politica su questo aspetto. Infatti, la nozione giuridica di paesaggio e ambiente verrebbe profondamente innovata dalla legge sulla qualità architettonica; da una nozione di carattere semplicemente estetico e ambientalista, di tipo generico, si passa a una nozione generale di rango costituzionale che ora ricomprende, nella «particolare rilevanza pubblica», accanto ad aspetti che sono quelli dell'economia, delle regole di mercato, della sicurezza e della salute dei cittadini, anche quelli dell'architettura e dell'urbanistica come ideazione e come realizzazione. Negli ultimi anni si assiste, finalmente, a una positiva crescita del dibattito su questi temi e a un contemporaneo sorgere di iniziative con molti contenuti interessanti, sostenendo forti linee di rinnovamento. Tra questi spicca il recente convegno sul tema del territorio, coordinato dall'architetto Gaetano Fontana, del ministero delle infrastnitture. Nei documenti preparatori emerge che «i processi di riforma in atto, attraverso il percorso obbligato del federalismo, spingono sempre più le politiche della programmazione e dello sviluppo del territorio verso le logiche della concertazione. Questo porta concretezza alle prospettive dello sviluppo sostenibile, collegandolo alla programmazione degli investiménti pubblici e privati e alla valutazione preventiva della fattibilità delle azioni prefigurate. L'efficacia della «programmazione della progettazione» rinvia comunque alla ricerca di nuove forme di partenariato multilivello e interistituzionale, sempre più sviluppate in alternativa al modello delle responsabilità autonome e sostanzialmente auto-referenziali, che è ancora largamente diffuso nelle nostre istituzioni di governo del territorio. E di conseguenza «la riflessione disciplinare ha già suggerito e auspicato da tempo una correzione di rotta. Intendere i progetti infrastnitturali come progetti di territorio. Non solo aste o nodi, canali o tunnel, concepiti secondo una razionalità di settore, ma progetti che hanno effetti non solo funzionali ma anche strategici e morfologici. Ogni nuova infrastruttura incide sul paesaggio; questo dovrebbe essere un requisito di progetto ribadito da ogni bando. La qualità del progetto può diventare un fattore rilevante per la costruzione del consenso e per la valorizzazione degli investimenti». In definitiva, si riconosce che, partendo dai principi comunitari, il governo del territorio e il suo connubio con la democrazia urbana si possono riconoscere nei seguenti punti: una legislazione che tenga conto delle logiche della concertazione; efficienza e rapidità dell'azione pubblica; programmazione degli investimenti pubblici e privati e valutazione preventiva della fattibilità delle azioni prefigurate; costruzione del consenso e valorizzazione degli investimenti attraverso la qualità del progetto.
Urbanistica: per la riforma serva la democrazia urbana
Massimo Gallione, vicepresidente Cnappc, sostiene che la riforma del governo del territorio non è sufficiente senza la democrazia urbana. La democrazia urbana è un processo che si sta sperimentando in molti paesi europei e consiste nel complesso degli strumenti di ordine normativo e pratico-attuativo che gli amministratori pubblici e gli investitori privati possono mettere in atto per cambiare rotta allo sviluppo disordinato dell'ambiente urbano e rurale. La riforma della semplicità e la riduzione del freno della burocrazia sono anche necessarie. Inoltre, la qualità della progettazione architettonica e urbanistica è un aspetto importante che richiede un impegno della politica.
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