La proposta di Gualtiero Tamburini di Nomisma "per recuperare il ritardo sulle infrastrutture" con le azioni di Hera, Sab e Fiera "Delbono venda le partecipazioni per il metrò" I costruttori lodano la Giunta "Ora il patto sulle aree per non gonfiare il mercato" Mattioli: il nodo ferroviario ha bisogno di interventi strutturali Boschi: limmobilismo serve a proteggere gli interessi dei costruttori «La stazione è un obbiettivo prioritario per la città, un tema che deve andare al di là degli interessi parziali di questa o quella categoria. Per farla, la valorizzazione delle aree ferroviarie è necessaria, unoperazione contro la quale i costruttori hanno levato gli scudi nel 1994 e fanno resistenza da 15 anni esatti». Giancarlo Mattioli è stato lultimo direttore dellufficio "Progetto nodo ferroviario" del Comune di Bologna, che dipendeva direttamente dal sindaco, Walter Vitali. Ultimo perché dopo il 1999 il Comune non ha più avuto questo genere di struttura, ma da allora le condizioni di uno degli scali ferroviari più importanti dItalia non sono cambiate di molto. Il fatto che il neo assessore allurbanistica pensi che «se ne parlerà entro il prossimo mandato», non può lasciare indifferente gli addetti ai lavori. «Il nemico numero uno della stazione sono i ritardi - dice Mattioli - è vero che lingresso di nuove aree cambierebbe il mercato, ma il nodo bolognese ha bisogno di interventi strutturali». Chi ha studiato la materia e magari ha anche partecipato con un progetto al concorso internazionale per la nuova stazione, come larchitetto Filippo Boschi che faceva parte del team Ingenhoven Arkitekten, lo sa bene. «Limmobilismo è protezionismo di interessi economici - dice Boschi - . È una vecchia questione: se mettiamo a disposizione nuove aree da costruire, il mercato ne risente perché i prezzo calano. Forse il mercato immobiliare ne avrebbe dei contraccolpi, ma lambizione di unamministrazione deve essere quello di disegnare una città diversa». A questo sarebbero servite le aree ex militari, che il nuovo assessore vuole «riqualificare con prudenza». «Con un progetto unitario per quegli spazi, la città si apre a tante prospettive nuove - dice Boschi - . Lidea di un progetto organico è lesatto contrario di farne un pochino per volta, e comunque la preoccupazione dovrebbe essere quella di avere un buon progetto per quelle aree». Un eventuale calo dei prezzi di aree e case, del resto, non dovrebbe preoccupare nel momento in cui la "fuga dalla città costa al Comune 5 milioni di euro allanno, come ha di recente quantificato Nomisma. «Si costruisce poco e si vende a prezzi alti, il cittadino compra poco e a molto - sintetizza larchitetto Gabriele Tagliaventi, presidente dellassociazione "A Vision of Europe" - . Ci vorrebbe uno sforzo per creare un sistema dalla dinamica opposta, in cui tutti vincono. La nostra città dovrebbe tornare ad avere mezzo milione di abitanti». Mentre gli architetti, famosi oggi come vere "star", disegnano le città del futuro, i progettisti bolognesi guardano con disillusione la prudenza dellamministrazione sulla partita dellurbanistica.