I consumi - Lambiente Occorre trasformare la civiltà dei consumi in una civiltà della solidarietà, della natura e del consumo sostenibile Il presidente di SlowFood Carlo Petrini: "Se vogliamo dare un messaggio al mondo, cominciamo riconciliandoci con la nostra terra e rispettando le sue risorse" Dovremo rispettare lecosistema, il mondo ci sta guardando: non un ettaro di campi agricoli venga cementificato Questo è il primo argomento su cui occorre riflettere per quanto riguarda le tematiche dellExpo. Siamo tutti bisognosi di creare un nuovo umanesimo, un nuovo approccio alla civiltà dei consumi, trasformandola in una civiltà che lascia spazio alla solidarietà, alla natura, allambiente, alla produzione sostenibile. Questo dovrebbe essere Milano durante i sei mesi dellExpo: una grande agora dove uomini e donne di buona volontà vengono a discutere sulle tematiche centrali che - partendo dal cibo e dallacqua - costruiscono quella nuova civiltà agricola di cui tutti noi abbiamo bisogno. Il concetto di Esposizione si può intendere in due modi. Come esposizione di una teoria, di un concetto di fondo, di unidea forte, ma anche come la messa in mostra delloperatività. Luna senza laltra non ha senso. Realizzare unEsposizione con i manufatti, con le produzioni non ha senso se non cè unesposizione delle teorie, delle idee. Daltra parte, le sole idee senza i manufatti e senza la produzione sono deboli. Dal punto di vista delle idee, occorre che Milano si predisponga ad accogliere le diversità agricole e culturali del mondo: che si possa vedere di che cosa il mondo si nutre. Che si possano vedere le piante, che si possano vedere le tecniche agricole. Come secondo elemento, si dovrà mostrare però anche un nuovo rapporto tra città e campagna. Nessuno è forte nel mondo se non lo è a casa sua: se vogliamo dare un messaggio forte al mondo, dobbiamo applicarne il contenuto a casa nostra. Il rapporto di questa città con il suo contado, con la sua economia agricola di vigilanza, è un rapporto povero, misero. Eppure questa agricoltura di prossimità è stata una delle cose più belle del nostro paese. La civiltà agricola lombarda, la forza dei fontanili e dei canali, per secoli ha determinato uneconomia agricola fra le più prospere del mondo. Se oggi guardo questa agricoltura di prossimità, mi rattrista vedere come non cè possibilità per questa agricoltura di avere un ruolo determinante per nutrire Milano. Noi non possiamo avere lobbligo o lidea di nutrire il pianeta se non sappiamo nutrire la nostra città attraverso lagricoltura di prossimità: lorgoglio di questa risorsa è una delle risposte alla crisi, può dare speranze ai giovani di tornare nei campi non per fare la vita grama dei loro vecchi, ma per avere una concezione diversa della produzione agricola, un rapporto diverso con la natura. Questa Expo dovrà rispettare lambiente perché il mondo ci sta guardando. Se questo avvenimento in qualche misura non terrà conto del rispetto dellambiente, della difesa del verde, della difesa del territorio agricolo, sarà una iattura. Ce lo rimanderanno indietro. E non solo: ci diranno anche che abbiamo sbagliato tema. Il polmone di riserva agricola e di verde di questa città va mantenuto. Si faccia una moratoria almeno fino al 2015 in modo che non un ettaro di agricoltura venga cementificato. E pensiamo anche ai consumi energetici: ogni kilowatt usato per lExpo sia frutto di energia rinnovabile e sostenibile. Usiamo il sistema delle acque, le biomasse e soprattutto usiamo lenergia solare. Bisogna seguire lambizione che Milano può diventare la più grande e la più bella città verde del mondo. Hanno questa ambizione Roma e Londra, ma la ricchezza di Londra non è neanche paragonabile a quella di questa terra. Le nostre potenzialità sono enormemente superiori, abbiamo la possibilità di essere esempio per il mondo e per il futuro. E se i giovani verranno a Milano verranno anche per questo. Ogni Expo lascia uneredità, qualcosa che rimane nella storia. In molti non si ricordano più il motivo per cui fu fatto a Parigi lExpo, ma tutti si ricordano della Torre Eiffel. Cosa ci ricorderemo noi di tutto questo? Dobbiamo per forza inventarci un mostro di ingegneria architettonica? No, noi dobbiamo incidere nella memoria attraverso unagricoltura di prossimità. Sana, buona e che mantenga questo straordinario patrimonio. Il recupero dei parchi, delle cascine, il recupero di tutta questa cintura verde è il più grande monumento che potremo consegnare alla storia. Se nel 2015 non solo la città e non solo la regione, ma tutto il sistema paese consegnerà il Lambro pulito, avremo il più grande monumento che si possa fare. Non è una suggestione retrò: stiamo parlando di modernità. Il genio italico più importante che abbiamo avuto si chiamava Leonardo da Vinci. Il maggior tempo che è rimasto a Milano lo ha dedicato allo studio delle acque e dellagricoltura, analizzando nei minimi particolari il canale della Martesana, studiando le chiuse di Bereguardo e le dighe di Pavia. Leonardo ci ha consegnato uno strumento straordinario: che le acque possano diventare il nostro monumento, lelemento simbolico del recupero di questa città. Perché la nostra necessità, quella che noi tutti avvertiamo ora, è quella di riconciliarci con la nostra terra.
MILANO - Stop al cemento e Lambro pulito ecco il monumento per il 2015
Il presidente di SlowFood, Carlo Petrini, sostiene che la civiltà dei consumi deve essere trasformata in una civiltà della solidarietà, della natura e del consumo sostenibile. LExpo di Milano dovrebbe essere un'opportunità per discutere e promuovere queste tematiche. Petrini sostiene che la città deve rispettare lambiente e non cementificare l'agricoltura, ma piuttosto promuovere l'agricoltura di prossimità e la produzione sostenibile. LExpo dovrebbe anche mostrare un nuovo rapporto tra città e campagna e promuovere l'uso di energia rinnovabile e sostenibile.
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