Caso Guglielmo, un teste accusa. Limprenditore Lucci: a me solo 2 appalti Nel dicembre 2007 il soprintendente contattò il presidente della Fiat, che aveva conosciuto per i suoi interessi sullisola di Capri, per chiedergli di intercedere presso lallora ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli in vista della nomina come direttore regionale. Conversazioni ritenute dal gip prive di rilievo penale (Montezemolo e Rutelli sono estranei allinchiesta) ma sulle quali gli inquirenti potrebbero voler chiedere qualche ulteriore chiarimento. Prima però gli investigatori dovranno approfondire il nucleo centrale dellinchiesta condotta dal nucleo tutela spesa pubblica della Guardia di Finanza e coordinata dai pm Filippo Beatrice e Graziella Arlomede. Il gip contesta a Guglielmo una «generalizzata strumentalizzazione dellufficio per consentire alle imprese di Lucci di esercitare una stabile egemonia nelle aggiudicazioni e negli affidamenti degli appalti ricompresi nel Pit per i Campi flegrei». «Sapevo che le imprese di Lucci vincevano tutte le gare bandite dalla Soprintendenza», ha detto ai pm una dei testimoni, lalto dirigente del ministero Maria Luisa Nava. Ieri pomeriggio Lucci (agli arresti domiciliari insieme a Guglielmo, al nipote del soprintendente, Gianluca, e allingegnere Mauro Fusco) è stato interrogato per tre ore dal gip alla presenza dellavvocato Giovambattista Vignola. «Su 19 gare, in quel periodo, ne ho vinte solo due», ha replicato depositando un dossier. Quindi rivendicato di essere alla guida di un gruppo attivo da più generazioni nel settore dei Beni culturali in tutta Italia. A Roma ad esempio ha curato il restauro di palazzo Barberini. «Non ho dato a Guglielmo i 39 mila euro di cui parlate», ha sostenuto poi Lucci con riferimento alla somma che secondo laccusa sarebbe stata versata al soprintendente a titolo di corruzione. Nella ricostruzione degli investigatori, Lucci avrebbe versato il denaro a una persona che, attraverso «un simulato e provvisorio acquisto dellimbarcazione dallo stesso Guglielmo», avrebbe girato i soldi a un terzo interlocutore il quale lavrebbe infine consegnati al soprintendente. Questi avrebbe impiegato i 39 mila euro per «integrare il prezzo di acquisto» di unaltra barca pagata complessivamente 156 mila euro. Tesi che Lucci e Guglielmo avevano già smentito nella prima fase delle indagini, dopo essere stati oggetto di una perquisizione disposta dalla Procura. Le giustificazioni però sono state ritenute poco credibili anche alla luce di un altro episodio: «Lucci - rileva il gip Giordano - ha accompagnato Guglielmo a Catania per lacquisto dellimbarcazione sia a febbraio che ad aprile 2005, sostenendo tutte le spese di viaggio e mettendo a disposizione persone e mezzi della sua impresa per la manutenzione dellimbarcazione». Lho fatto, ha risposto Lucci, a titolo di cortesia. Lunedì sarà interrogato Guglielmo, difeso da Annalisa Mancini e Giovanni Esposito Fariello. Il soprintendente ha già denunciato per calunnia i suoi accusatori. Giovedì sarà interrogato il nipote, assistito da Dina Cavalli. La prossima settimana toccherà anche ai sette architetti raggiunti dal divieto di esercitare la professione, difesi fra gli altri dagli avvocati Mario e Luigi Tuccillo.
CAMPANIA - Caso Guglielmo, un teste accusa. I dubbi di Spinosa
Il caso Guglielmo, un teste accusato, coinvolge il limprenditore Lucci e il soprintendente della Soprintendenza dei Beni culturali. Lucci è stato accusato di aver utilizzato il suo ufficio per ottenere appalti e affidamenti per le sue imprese, mentre il soprintendente è stato accusato di aver ricevuto denaro da Lucci per corruzione. Lucci ha negato le accuse, affermando di aver vinto solo due appalti su 19 gare. Il gip ha contestato la generalizzata strumentalizzazione dell'ufficio da parte di Lucci e ha richiesto ulteriori chiarimenti. Lucci è stato interrogato per tre ore e ha depositato un dossier con le sue giustificazioni.
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