Annullate tutte le delibere sulla vendita: il sito è "di interesse culturale" Il successo fa ben sperare gli ambientalisti anche per la battaglia di Carignano ITALIA Nostra incassa un successo al Tar e confida anche per quanto riguarda la prossima sentenza sullAcquasola. Il tribunale amministrativo della Liguria ha infatti accolto il ricorso presentato dallassociazione contro lalienazione della ex Colonia Fara di Chiavari. Il ricorso era stato presentato «per salvaguardare un bene che avrebbe dovuto essere restaurato per uso pubblico e non venduto ad una società immobiliare». Il Tar ha, quindi, annullato tutte le delibere del Comune di Chiavari perché non avrebbe dovuto essere autorizzato ad alienare lex colonia Fara, sito di interesse culturale che la Regione Liguria nel 1980 cedette al Comune. «Il ricorso - spiega Giovanni Gabriele, presidente di Italia Nostra Liguria - è stato accolto relativamente agli atti impugnati che si riferivano ai provvedimenti del direttore regionale per i beni culturali di autorizzazione al Comune di Chiavari a procedere allalienazione del bene e, quindi, dovranno essere annullati tutti gli atti conseguenti emessi dal Comune di Chiavari relativi alle procedure di alienazione». La sentenza, continua Gabriele, «ha finalmente chiarito da che parte stava la ragione. Abbiamo sempre ritenuto che la ex colonia Fara deve essere destinata dal Comune di Chiavari ad uso pubblico rispettando le regole vigenti». Soddisfazione anche dalla sezione Tigullio di Italia Nostra, come sottolinea la presidente Anna Maria Castellano. «Vogliamo ribadire come sia necessario riconsiderare tutta la politica riguardante i beni (mobili ed immobili) di valore storico-culturale di proprietà pubblica per metterli al riparo da iniziative irreversibili miranti solo a fare cassa, senza curarsi dei valori della tutela». Per quanto riguarda lAcquasola, Italia Nostra ha anche chiesto a sindaco, giunta e consiglio comunale una variante di salvaguardia che tuteli il parco storico genovese, scrivendo anche al ministro per i beni culturali Bondi e alla Soprintendenza perché intervengano a tutela del bene «in ragione anche del codice dei beni culturali e del paesaggio» oltre che dellarticolo 9 della costituzione.