Pensare il Lazio come un grande e affascinante museo all'aperto, in cui architetture e opere d'arte si rincorrono in un unico accattivante itinerario fatto di archeologia e medioevo, di storia moderna e Rinascimento. Un grande museo all'aperto che, per la prima volta, non sconti il peso della vicinanza a Roma, capitale e cartina di torn asole per ogni forma d'arte antica e moderna. E' Museo diffuso Lazio un capillare quanto grandioso progetto pilota che punta alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio laziale sfruttando la collaborazione delle università regionali e dei vescovi delle diocesi dei Lazio e del Fondo Edifici di Culto del Ministero dellIntemo. «Due anni di lavoro per un progetto di tutela e valorizzazione - spiega Francesco Maria Giro sottosegretario del Ministero dei Beni Culturall - per la prima volta i numerosi edifici di culto del Lazio avranno didascalie in italiano e in inglese. Pi di 6000 didascalie, in contenitori di plexiglas accanto ad altari e cappelle, segnaleranno l'autore, la storia e il significato di migliaia di opere in quasi 3000 edifici di culto in pi di 300 comuni del Lazio. Da qui al 2012 verranno allestite, nelle città d'origine, una serie di mostre su pittori nati o attivi nel Lazio come Bartolomeo Cavarozzi da Viterbo, Rosa da Tivoli e Girolamo da Sermoneta. Partiranno iniziative editoriali eccezionali comc la collana di repertori fotografici sull'arte del Lazio e arriverà nelle edicole Latium , serie di pubblicazioni dedicate ad itinerari a tema, con un primo numero dedicato ad Antoniazzo da Romano e la pittura del Quattrocento. Un'altra collana sarà dedièata ai pi regenti e significativi restauri curati dalla Soprintendenzar. Tutto pubblicizzto attraverso il sito internet www.museodiffusolazio.it dal quale sarà anche possibile scaricare, in alta e bassa definizione, una dellc 130 mila immagini dell'archivio fotografico. «Una parte importante del progetto, al via dal 1' ottobre, riguardal'informatizzazionespiega Rossella Vodret soprintendente per i Beni Storici, Artistici e Etnoantropologici del Lazio, ideatrice e curatrice del progetto - impiegando un centinaio di giovani neolaureati abbianio potuto revisionare le schede dei monumenti risalenti agli anni 70. Dopo quasi 40 anni le sorprese sullo stato di conservazione degli edifici e dei beni sono state notevoli: chiese diventate magazzini o alberghi oppure chiuse per mancanza di restauri. Crollate o degradate tanto da non essere accessibili. O semplicemente abbandonate. Un esempio per tutte: il tempietto di Roccasecca dei Volsci custodisce un ciclo di affreschi realizzati da disegni del Poussen. La chiave per entrare è sotto lo zerbino».