Via al piano di recupero. E a Chiaia spunta una fonte termale NAPOLI I «vuoti urbani», più di centoquaranta. Una ulteriore possibilità per la città dischiusa da una scadenza quinquennale del Piano Regolatore del 2004. Vuoti da riempire laddove i privati non hanno risposto con progetti di riqualificazione sui ruderi del periodo bellico o disastrati per eventi naturali che ora il Comune potrebbe espropriare, o acquistare o trasformare in concorso con gli stessi proprietari. Vale a dire parchi, strutture ad uso sociale con verde o residenze per fasce medio- basse laddove non sia già stato dato il via libera (ma sono appena trenta casi) agli studi privati, a chi ha sfruttato l'opportunità offerta dal piano urbanistico. L'argomento è stato affrontato dalla soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici e dal Dipartimento urbanistica del Comune con esperti universitari, assessori e vicesindaco a Palazzo Reale al convegno «Ruderi e piano regolatore». Sono 84 le aree di intervento già individuate dall'Edilizia comunale, oltre 100 i beni disastrati censiti e all'esame del Dipartimento urbanistica. Alcune decine i cantieri già autorizzati e tra i progetti dei privati spiccano il recupero delle Terme Gauthier alle spalle di vico Belledonne a Chiaia, ruderi di un impianto termale con giardinetto romantico. Ed un altro firmato dall'architetto Roberto Einaudi per uno slargo urbano recuperabile alle spalle del monastero di Santa Chiara. Invece i «vuoti» sui quali i proprietari non hanno risposto potrebbero finire anche subito nelle disponibilità del Comune, e poi ospitare verde, strutture comunali con giardini o residenze sempre che l'operazione non sia impedita da contenziosi tra proprietari o tra privati e amministrazione (vedi «Restauro e rinnovamento del centro storico di Napoli » di Aldo Aveta, Edizione scientifiche italiane) ad esempio nella zona ospedaliera, oppure nella parte alta dell'Acropoli, a Sant'Agnello a Caponapoli presso i ruderi al padiglione del Policlinico o alla chiesa stessa o anche ai Quartieri Spagnoli alle spalle dell'Ospedale Militare ed ancora a Santa Lucia, a Salvator Rosa, a San Giovanni a Carbonara. Laddove per vuoti si intendono «ruderi», recuperabili nelle misure all'articolo 125 del Prg del 2004 che prevedeva la possibilità, per i proprietari di quelli bellici o degli immobili distrutti dal sisma o in piccola parte per cause calamitose di poter far opere di «ripristino filologico» ed è su quest'ultimo aspetto in particolare che si sono soffermati gli esperti e assessori riuniti a Palazzo Reale ora che il Comune, scaduti i termini per le proposte, può intervenire per proprio conto. «Questi vuoti non è detto che andranno colmati al cento per cento spiega il sovrintendente ai beni architettonici, Stefano Gizzi . È anche ipotizzabile, in alcuni casi, la conservazione della memoria storica dell'evento bellico come è stato già fatto in Germania o in Belgio, altrimenti potrebbero essere utili per farne attrezzature cittadine, verde. Ma non è detto che si debba sempre procedere col 'ripristino filologico in stile'». Hanno infatti parlato a lungo di riedificazioni in linguaggio contemporaneo, a Palazzo Reale, il direttore del master in architettura storica e progettazione di Roma III, Mario Manieri, ad esempio, col preside Francesco Cellini che ha già lavorato a Napoli su Bagnoli. Come anche i relatori principali, Renato Sparacio del Suor Orsola, Benedetto Gravagnuolo o Pasquale Belfiore già direttore Inarch ed ora assessore all'Edilizia. Cellini in particolare ha portato l'esempio di Berlino e Dresda dove molti edifici, e non si tratta della cosiddetta «edilizia spazzatura», si stanno ricostruendo anche in centro storico con un «linguaggio contemporaneo». Entro la scadenza di luglio appena 30 progetti di ripristino commissionati dai privati sono pervenuti al Comune, che ora ha mani libere sui ruderi. Lo «scarso interesse dei privati» secondo Gizzi, che segue da vicino l'evoluzione dell'operazione con l'architetto Giannì del Dipartimento urbanistica, è «sia per motivi economici che per la normativa farraginosa. Bisogna alleggerirla per far sì che i proprietari o lo stesso Comune possano realizzare opere di edilizia residenziale o per scopo pubblico, né sembra possibile una norma unica per tutte le 140 progettazioni sui «vuoti»: si può garantire una operazione culturale di alto profilo indirizzata già in fase iniziale da organismi di tutela e dalle università, richiedendo la massima attenzione sulla progettualità e alla coerenza spaziale, adoperando anche un linguaggio contemporaneo ma che dove possibile debba tenere conto della memoria del passato». Interventi che ben si integrerebbero con quelli del Grande Programma Centro Storico da 240 milioni di contributi europei per 140 opere di riqualificazione e recupero di slarghi e mercati storici e complessi monumentali.
NAPOLI - Residenze, parchi e centri sociali nei 140 ruderi del ventre di Napoli
Il Comune di Napoli ha iniziato a esplorare la possibilità di recuperare i ruderi urbani, come previsto dal Piano Regolatore del 2004. Ci sono oltre 100 beni disastrati censiti, tra cui parchi, strutture ad uso sociale e residenze. Il Comune ha già individuato 84 aree di intervento e ha autorizzato decine di cantieri. Alcuni progetti sono stati firmati da privati, come il recupero delle Terme Gauthier a Chiaia e uno slargo urbano alle spalle del monastero di Santa Chiara. Tuttavia, molti proprietari non hanno risposto con progetti di riqualificazione, e il Comune potrebbe intervenire per proprio conto.
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