L'Ulivo: referendum contro la vendita. Il coordinatore del centrosinistra Antoniazzi: "Sembra una barzelletta"Panzeri, Cgil: "Manca un progetto serio Sanno solo copiare la politica del governo". I Ds lanciano una raccolta di firme: "Questi sono i gioielli di famiglia: è come se il Papa decidesse di vendere San Pietro". «Noio vulevùn savuàr». Per il centrosinistra lAlbertini che vuole vendere la Galleria assomiglia a Totò che cerca di piazzare ai turisti il Colosseo. «Siamo alla barzelletta - attacca Sandro Antoniazzi, voce dellopposizione - pensavo davvero che fosse una storia come Totò e il Colosseo e invece... Siamo alla frutta. È inaccettabile che questa giunta svenda un patrimonio dei milanesi accumulato dalle generazioni passate. Il problema è far rendere meglio il patrimonio immobiliare, non quello di avere ogni tanto unentrata straordinaria. Se il Comune deve aumentare le entrate per affrontare la spesa corrente, non mi sembra questo il modo migliore per fare cassa. LAem rendeva al Comune 100-120 miliardi di lire lanno e ne è stata venduta la metà per 600 miliardi, subito spesi. Adesso ogni anno ci sono 60 miliardi delle vecchie lire in meno». La conclusione di Antoniazzi è «un appello alla società civile» per scongiurare questa la cessione: «Chiederemo eventualmente un referendum preventivo».I Ds annunciano già la raccolta di firme contro la privatizzazione dei 192 vani immobiliari della struttura e confermano la richiesta di referendum qualora la giunta accolga la proposta di Albertini: «È sbagliato vendere la Galleria - sostiene il segretario cittadino, Pierfrancesco Majorino -Sarebbe grave veder diventare di pochi un patrimonio della storia di Milano».Anche Emanuele Fiano, capogruppo della Quercia a Palazzo Marino, ricorre a unimmagine: «Sarebbe come se il Papa volesse vendere San Pietro. Albertini dice che le dismissioni sono nel suo programma ma di Galleria non si è mai parlato. Questi sono i gioielli di famiglia».«Si deve gestire, non vendere, ma questa giunta più che amministrare pare voler liquidare». La pensa così Alberto Mattioli, capogruppo della Margherita: «Questa idea è unulteriore spia delle difficoltà di Albertini con il governo di centrodestra, dal quale non ottiene più risorse di prima. Questidea sarà impopolare come quella del ticket dingresso in città, di questo passo il sindaco non arriva al 2004».Chiude lelenco dei «no» di matrice politica Rifondazione comunista: «La Galleria Vittorio Emanuele è uno dei simboli di Milano - è lincipit solenne del capogruppo Gianni Occhi - È un patrimonio pubblico di alto prestigio che non può essere venduto per incapacità amministrativa e irresponsabilità del sindaco Albertini e della sua giunta. Grave è il coinvolgimento del governo per aggirare i vincoli della sovrintendenza. La giunta Albertini ha affittato enormi spazi a prezzi irrisori in Galleria e verso il Duomo, dimostrandosi incapace di valorizzare il patrimonio esistente, ha gettato miliardi per opere inutili e discutibili come il Teatro degli Arcimboldi o la Fabbrica del Vapore e ora dice che mancano soldi per la città».Interviene infine il sindacato, per bocca di Antonio Panzeri, segretario della Camera del Lavoro: «Trovo fuori luogo che si copi in miniatura la politica governativa attuata con la Patrimonio Spa. Lunico obiettivo è fare cassa ma manca qualsiasi ragionamento, se non generico, sugli investimenti. Sono operazioni contabili, non vedo progettualità. Questo approccio non è serio. Sul tema dismissioni e investimenti andrebbe aperto un confronto di merito tra le forze politiche e sociali. Invece non ho sentito nominare da sindaco e giunta le tre priorità milanesi: lo sviluppo economico e sociale, il welfare locale di una città che invecchia, la casa».
Galleria, decida la città
Il centrosinistra ha lanciato una raccolta di firme contro la vendita della Galleria Vittorio Emanuele a un'azienda privata. Il coordinatore del centrosinistra Antoniazzi ha definito la proposta come "una barzelletta" e ha attaccato il sindaco Albertini, che vuole vendere il patrimonio immobiliare. I Ds hanno anche richiesto un referendum preventivo. L'opposizione ha criticato la proposta, affermando che il Comune dovrebbe gestire il patrimonio immobiliare, non vendere. I sindacati hanno anche criticato la proposta, affermando che manca un progetto serio e che la vendita sarebbe un esempio di "copia della politica governativa".
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