Radda L'operazione costerà oltre un milione di euro, il sindaco cerca aiuto: «Da soli è impossibile» Il Vinosauro, 50 mila metri cubi di cemento, è ancora lì, sulla strada che porta a Volpaia, uno dei borghi più belli della Toscana. Doveva diventare una super cantina per l'invecchiamento dei vini eccellenti delle province di Firenze e Siena, si è trasformato in un ecomostro, simbolo di miliardi gettati al vento, di degrado, di scelte sbagliate. Vent'anni fa, in un'interrogazione parlamentare (prima firmataria la radicale Adelaide Aglietta), non solo si chiedeva l'immediato abbattimento, ma si definiva la cantina «un'emblema dello sperpero di denaro pubblico e del deturpamento dell'ambiente». Adesso, dopo 37 anni, lo scheletro in cemento armato potrebbe avere i giorni contati. Una proposta di legge regionale prevede il passaggio della struttura dalla Regione al comune di Radda in Chianti. «E se noi diventeremo i propietari, lo abbatteremo immediatamente », annuncia il sindaco Alessandro Aterini, del Pd. Anche se poi, con una smorfia di dolore, non nasconde le difficoltà: «Raderlo al suolo e ripristinare l'ambiente è un'operazione costosa, superiore al milione di euro, che il comune non si può permettere. Dunque cercheremo l'aiuto di altri enti». Il Vinosauro, nel 1971, era richiesto dall'allora Consorzio dei Vini della Toscana, nel 1975 il progetto fu approvato dal governo e nel 1977 i lavori furono appaltati all'impresa romana Toffolo. Spesi i primi due dei 14 miliardi (cifra da capogiro per l'epoca) previsti e tutto si arena. Mancanza di fondi, lungaggini burocratiche, ritardi, proteste dei comitati. Conclusione: nel 1983 il ministero interrompe i finanziamenti e lo scheletro resta lì a deturpare una delle zone più belle del Chianti. Si va avanti con tentativi di rilancio, convegni e proteste e il «no» dello Stato all'abbattimento, sino a quando nel 2004 la proprietà dell'immobile passa dal demanio alla Regione. Che cerca, con un concorso i idee, il rilancio. Inutilmente. «Concorso che non dà i frutti sperati - continua il sindaco di Radda - . L'ecomostro non ha futuro, deve essere abbattuto ». Sull'ipotesi demolizione anche la Regione sembra essere ora d'accordo: «Ci troviamo in un luogo di delicati equilibri ambientali - dice Ilio Pasqui (Pd), presidente della commissione Affari istituzionali - qualsiasi soluzione dovrà essere pensata con la massima attenzione. La strada più corretta è quella di affidarsi al comune». Secondo Aldo Manetti (Prc), presidente della commissione Agricoltura, la valutazione spetta soprattutto ai tecnici, anche se «al momento non si vede una possibilità concreta di recupero». Perplessa l'opposizione: «In un quadro così definito - replica Angela Notaro (Pdl) - c'è da chiedersi se sia opportuno cedere al comune una struttura destinata a probabile demolizione ». Insomma, il futuro del Vinosauro è ancora in parte da scrivere. In punta di penna e con la gomma da cancellare.