Livorno. Il magistrato ipotizza truffa e corruzione nella compravendita delle aree Inchiesta conclusa, salgono a sette gli indagati C'è l'affaire dei cosiddetti terreni d'oro, dei prezzi gonfiati per alcune aree acquistate dall'Autorità portuale, ma fra le ipotesi di reato spunta anche quella delle false fatturazioni che sottintendono il meccanismo della tangente. I magistrati della Procura di Livorno hanno concluso le indagini a carico di sette persone. Truffa, corruzione e fatture false le accuse rivolte a personaggi noti Terreni d'oro, spunta la tangente Gli indagati salgono a sette, fra le accuse truffa e corruzione di Luciano De Majo LIVORNO. C'è l'affaire dei cosiddetti "terreni d'oro", dei prezzi gonfiati per alcune aree acquistate dall'Autorità portuale, ma fra le ipotesi di reato spunta anche quella delle false fatturazioni. Il più classico dei déjà vu, direbbero i francesi, negli ambienti portuali, visto il richiamo con la maxi-inchiesta che ha riguardato la Porto di Livorno 2000. Questa volta i magistrati della Procura di Livorno hanno concluso le indagini a carico di sette persone. Truffa, corruzione e fatture false le accuse rivolte a personaggi eccellenti, quali l'ex segretario generale dell'Autorità portuale Aldo Beccani, il perito Roberto Del Ghianda, l'ingegner Roberto Canessa, l'ex direttore dell'Agenzia del territorio Mario Spinosa e alcuni imprenditori, titolari di imprese individuali, quali Franco Fedi, Bruno Sani e Silvano Marino (questi ultimi due indagati anche per le ormai note vicende della Porto 2000). Gli indagati adesso hanno venti giorni di tempo per presentare memorie o per chiedere di essere interrogati, dopo di che i sostituti procuratori Antonio Giaconi e Massimo Mannucci, che hanno coordinato in tandem quest'indagine, formuleranno le richieste di rinvio a giudizio. Acquisti a caro prezzo La questione principale riguarda la stima dei valori dei terreni acquistati dall'Autorità portuale dalle società Immobiliare Montefiori srl e Lino Veroni srl. E' in questo contesto che Canessa, Beccani, Del Ghianda e Spinosa sono accusati di truffa. Secondo la Procura, l'authority ha pagato alla Montefiori 7 milioni e 79mila euro quando il prezzo di mercato non superava i 5 milioni e 830mila euro e alla Veroni 8 milioni, mentre la stima compiuta dai tecnici dell'Ufficio tecnico erariale era di 5 milioni e 270mila euro. E qui Spinosa, nella sua veste di direttore dell'Ufficio del territorio, avrebbe mancato di confermare la validità della stima effettuata dai suoi tecnici lasciando che il prezzo aumentasse. La magistratura ipotizza che le due società venditrici abbiano «ricompensato» Canessa per le sue stime in eccesso rispetto ai valori correnti con varie commesse di lavoro: dalla Veroni avrebbe incassato addirittura 1 milione e 800mila euro. La mazzetta Nell'indagine appena conclusa la corruzione spunta in due episodi, che vedono al centro Beccani. Uno di questi è relativo all'assunzione del figlio di Spinosa alla Porto 2000, e ne parliamo in un altro articolo di questa pagina. L'altro invece è il passaggio di denaro ipotizzato fra l'ingegner Canessa e lo stesso segretario generale dell'Autorità portuale. 510mila euro, un miliardino delle vecchie lire, che Canessa avrebbe girato a Beccani in cinque rate, fra il giugno del 2003 e il giugno del 2004. Denaro che proviene, stando all'ipotesi della Procura, dai "compensi" che l'ingegnere avrebbe ricevuto dalle aziende che hanno venduto i loro terreni all'Autorità portuale. E se Canessa avrebbe corrotto un pubblico ufficiale, quest'ultimo avrebbe compiuto un atto contrario ai doveri d'ufficio, facendo acquistare all'Autorità portuale quei terreni a prezzi assai salati, e comunque fuori dai valori di mercato. Le fatture false A beneficiare delle fatture false emesse, secondo la Procura, dagli imprenditori Franco Fedi (pistoiese) e Bruno Sani e Silvano Marino (livornesi) sarebbe stato ancora Canessa, attraverso le sue società Gamma chi e Csi snc. Dalla ditta individuale di Fedi sarebbero partite tre fatture da 30mila euro ciascuna verso lo studio Gamma chi, dalla ditta Sama di Bruno Sani una fattura per 300mila euro. Quelle emesse dalla ditta di Marino sono quattro, fra il 2003 e il 2004, per un totale di 780mila euro. Tutte false, tutte per operazioni inesistenti, sostiene la Procura, che ormai a scene come questa, dopo mesi e mesi di indagini sulla Porto 2000, deve aver fatto il callo. Tre avrebbero truccato i conti con le società dell'ingegner Roberto Canessa Tutti i nomi coinvolti nell'indagine Torna alla ribalta il meccanismo delle false fatture LIVORNO. Ecco chi sono gli indagati nell'inchiesta dei terreni d'oro appena conclusa dalla Procura della Repubblica di Livorno e quali sono le accuse delle quali devono rispondere. Roberto CANESSA, 45 anni, ingegnere livornese che ha collaborato con il perito Del Ghianda alla valutazione delle aree oggetto dell'attenzione della magistratura. E' accusato di truffa in concorso per aver sovrastimato i terreni acquistati dall'Autorità portuale, di corruzione per aver passato 510mila euro a Beccani, e di aver ricevuto fatture false da tre imprenditori per oltre un milione di euro attraverso il suo studio Gamma chi e la sua società Csi snc. Aldo BECCANI, 63 anni, livornese, ex dirigente amministrativo e poi segretario generale dell'Autorità portuale. E' accusato di truffa in concorso, di corruzione aggravata per atti contrari ai doveri d'ufficio per aver ricevuto 510mila euro da Canessa facendo acquistare dall'authority i terreni a prezzi superiori rispetto ai valori di mercato e per essersi interessato all'assunzione del figlio di Spinosa alla Porto di Livorno 2000. Roberto DEL GHIANDA, 67 anni, nato a Cecina e residente a Livorno, dottore commercialista, perito incaricato dal tribunale delle valutazioni di alcune aree al cui acquisto era interessata l'Autorità portuale. E' accusato di truffa in concorso per la stima dei terreni. Mario SPINOSA, 66 anni, nato a Ariano Irpino (Avellino) e residente a Viareggio, ex direttore della sede provinciale dell'Agenzia del territorio di Livorno. Secondo l'ipotesi della Procura, avrebbe partecipato alla truffa in concorso con Canessa, Beccani e Del Ghianda, ma fra le ipotesi di reato che lo riguardano c'è anche la corruzione aggravata perché, nella sua veste di pubblico ufficiale, non avrebbe confermato la valutazione effettuata da un ingegnere del suo ufficio dell'area Veroni, con l'obiettivo di ottenere in cambio l'assunzione del figlio alla Porto di Livorno 2000, società controllata dall'Autorità portuale. Franco FEDI, 49 anni, imprenditore, nato a Pistoia e residente a Monsummano Terme. E' accusato di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per 90mila euro allo studio Gamma chi di Canessa. Bruno SANI, 69 anni, imprenditore livornese. L'ipotesi di reato è quella di false fatturazioni: una sola fattura, emessa nel 2003 dalla sua ditta Sama, verso la società Cis snc di Canessa, dell'importo di 300mila euro. Silvano MARINO, 59 anni, imprenditore livornese. La sua ditta individuale, secondo l'ipotesi formulata dalla Procura della Repubblica, avrebbe fatto fatture false, tutte indirizzate alla società Cis di Canessa. Si tratta di quattro fatture, emesse fra il novembre 2003 e il maggio 2004, per un importo totale di 780mila euro. Galeotta fu l'assunzione Il figlio del funzionario finito alla Porto 2000 LIVORNO. C'è anche un'assunzione eccellente nel mirino della magistratura: quella di Alessandro Spinosa, figlio di Mario Spinosa, direttore dell'Agenzia del territorio. Secondo gli inquirenti, il funzionario dello Stato non avrebbe confermato la valutazione dei terreni effettuata dai tecnici del suo ufficio. In cambio, avrebbe ricevuto l'assunzione del figlio in qualità di impiegato amministrativo della Porto di Livorno 2000, società controllata dall'Autorità portuale, grazie all'interessamento di Beccani, che dell'authority in quel momento era segretario generale. Il figlio di Spinosa fu assunto nel gennaio 2005 a tempo determinato: nel settembre di quell'anno l'assunzione divenne definitiva. Ai raggi X della magistratura l'acquisto di aree e magazzini LIVORNO. Sotto la lente d'ingrandimento della Procura della Repubblica è finita la colossale operazione di acquisto di aree retrortuali, da adibire a piazzali e a magazzini, realizzata dall'Autorità Portuale tra il 2003 e il 2004 utilizzando i finanziamenti della legge speciale sulle autostrade del mare. Delle cinque operazioni effettuate - area ex Erg a Stagno, area ex Unicoop al Calambrone, area ex Toscoplast in porto e aree ex Veroni ed ex Montefiori a Collesalvetti - costate in tutto 21 milioni, a destare sospetti sono state le ultime due. In particolare per la differenza tra il valore di stima e il prezzo d'acquisto. Alcune operazioni erano state effettuate durante la presidenza di Nereo Marcucci, altre durante il commissariamento di Bruno Lenzi. Furono i sindaci revisori dell'Authority a manifestare le prime perplessità. Poi è partita l'indagine della Procura. Le aree acquistate dall'Authority sono rimaste in gran parte inutilizzate.