Pacatamente, senza polemiche, come il Veltroni di Crozza. Sarà un retaggio degli anni passati da tecnico a sostegno dei governi di centrosinistra. Da Ciampi, a Veltroni appunto, di cui è stato capo di gabinetto alla vicepresidenza del Consiglio, a Mussi. Ora il giudice Oberdan Forlenza è nella giunta Bassolino, con delega al Patrimonio, ai Lavori pubblici e allo Sport, ma come ha detto il governatore è «lo Stato» nell'esecutivo di Santa Lucia. Colui che ha diffidato il governo per i crediti bloccati che potrebbero risanare il debito sanitario: un miliardo 777 milioni. Ed è cofirmatario, insieme all'assessora Gabriella Cundari, del piano casa contro il quale una cinquantina di intellettuali ha scritto un appello al presidente della Repubblica. Premessa: «Mi sento dal punto di vista dell'interesse della tutela del territorio assolutamente in sintonia con i firmatari dell'appello. Tra l'altro molti sono miei amici. Penso ad Asor Rosa, a Settis, a De Lucia, a Marotta. È il mio ambiente. In questa logica il 4 luglio sono andato all'assise di Palazzo Marigliano a discutere con loro». Evidentemente non li ha convinti. «Non voglio essere polemico, dico che c'è la necessità di fare un'analisi pacata, se ci sono problemi vanno corretti, ma tenderei a tralasciare l'enfasi». L'enfasi è data dall'appello al capo dello Stato. «Appunto non concordo. C'è stato pure un dibattito pubblico, non credo che l'enfasi giovi. E poi mi chiedo: ma ci sono gli estremi per scrivere un appello al presidente Napolitano?». Per lei ci sono? «No, onestamente no. Per prima cosa si tratta di un disegno di legge, e non di una legge, aperto ai cambiamenti. E so che il consiglio regionale ha ascoltato tutti, compresi alcuni firmatari. Nessuno pensa di aver fatto un capolavoro, ma la propensione al dialogo deve essere reciproca. Dunque trovo inopportuno l'appello perché questo è il momento della discussione». E sul piano dei contenuti? I firmatari parlano di delegilicazione, di attentato al patrimonio, insomma di capannoni che diventano palazzi. Sbagliano? «Vogliamo entrare nel merito? Ecco il disegno di legge. Basta leggerlo. Si caratterizza per quattro cose. Aumento del 20 per cento per villette mono e bifamiliari e del 35 per cento per gli edifici abbattuti e ricostruiti come stabilito dall'intesa Stato-regioni in assenza della legge quadro e del decreto che avrebbe dovuto varare il governo. C'è poi, nel disegno di legge, una riflessione sull'edilizia pubblica, il cambio di destinazione d'uso e tutta una parte che riguarda la normativa antisismica. Insomma è un progetto organico, non si pu dire la Regione vuole far costruire di pi e basta». Prendiamo il primo punto. Ci sono vincoli o chiunque abbatte pu ingrandire la propria casa del 35 per cento? «Leggiamo. Il disegno prevede l'aumento del 20 per cento per immobili al massimo di mille metri cubi, cioé di 250 metri quadrati. Parliamo di villette, dunque, non palazzi. Per quanto riguarda l'abbattimento e la ricostruzione sono esclusi i palazzi con vincolo. Inoltre l'ampliamento non pu essere realizzato nelle zone A delle città, e cioé nei centri storici, nella zona rossa del Vesuvio, lungo costa come prevede la legge Galasso». Dunque se ho la villa a Capri.. «Se è sottoposta a vincolo non si può ampliare». Lei conosce la legge della Toscana che, dicono, sia più rigida? «Sì, ha meno vincoli della nostra. Io leggo le carte». Altro punto contestato, la delegificazione, come se il piano regionale agisse in deroga alla deroga. E così? «Delegificazione significa dire che una certa materia non è più governata da leggi, ma da regolamenti. Ma siccome lo Statuto regionale esclude la possibilità di delegificare su materie concorrenti come il governo del territorio, la legge non prevede in questo caso delegificazione». Passiamo oltre. Alla destinazione d'uso, articolo 5 comina 4. E' perfetto così com'è? «Ci sono un paio di problemi e li dirò, ma facciamo una precisazione. Ce lo dobbiamo porre o no il problema della riqualificazione delle aree degradate? Non si può affermare di sconvolgere il paesaggio se parliamo di Napoli est? Ma di quale paesaggio parliamo? Ma, dicevo, ci sono un paio di problemi». Quali? «Se parliamo di aree degradate dobbiamo precisare il concetto. Dobbiamo scongiurare il rischio che si deindustrializzi per costruire. Capisco che l'espressione sia generica e dobbiamo mettere paletti, creare una definizione giuridica di area degradata, altrimenti ci potrebbe essere un'interpretazione maliziosa. E poi c'è un problema di standard. L'argomentazione contro il disegno di legge è: si apre il far west, chiunque ha un capannone va al Comune, legge alla mano, per avere la concessione, si cementifica il territorio. Non è così perché ci sono i vincoli di cui abbiamo parlato prima. Ma capisco che debba essere tutto meglio specificato». Insomma non condividerà l'appello, ma un effetto l'ha sortito. Parlare del piano casa. «Lo aveva sortito anche prima. Guardi io sono di formazione materialista, sono abituato a risolvere i problemi, ma se ci sono. Poi ho capito che anche la percezione del problema è un problema e allora bisogna essere pi chiari. Dobbiamo evitare l'ipotesi dell'intervento singolo, la nostra è una pianificazione. Dunque mi aspetterei dagli urbanisti un altro tipo di contributo». Per esempio quale? «Costruiamo un quartiere vivibile. Chiedo loro: Napoli est è giusto che resti così com'è? Perché bisogna fare una scelta». E anche vero che la materia anuninistrativa necessita di maglie più strette perché più facilmente interpretabile. «Io vivo di interpretazioni è il mio mestire, ma c'è un punto di non ritorno. Perché so che per quanto si possa scrivere ci sarà sempre da interpretare e perché soprattutto non accetto il costume non dell'interpretazione ma della ricerca del cavillo, dell'inganno. Questo è inaccettabile. Il problema non sono le leggi, ma gli uomini, la classe dirigente che le applica». Dunque? «Questo ragionamento serve a dire che è giusto vigilare sul come e su chi fa le cose, ma non essere immobili. L'immobilismo fa proliferare solo l'abusivismo e la criminalità organizzata». In assenza del decreto legge nazionale la Regione non deve rispettare i novanta giorni per l'approvazione del piano casa. Con tutta onestà secondo lei il consiglio l'approverà? «L'iter è cominciato e deve proseguire. La giunta ha la volontà di chiudere questa partita. Ma siamo alla fase del dibattito, allora discutiamo prima di fare gli appelli». Simona Brandolini