Una città che perde pezzi, che in molti casi non recupererà mai più. Dalle facciate dei palazzi storici, dai monumenti come logge, statue e arredi. Un lungo elenco di rovine architettoniche che non evoca la poetica soglia consumata dal passo dei tanti che l'hanno calcata cara ad una lirica di Höderlin. E tanto meno il romantico «rovinismo romano» rappresentato da Piranesi. La città a pezzipezzi di città è la cronaca di un impietoso elenco di distacchi lapidei nel centro storico fiorentino, «una perdita della materia dei decori dei suoi palazzi e monumenti in molti casi irreversibile» denuncia Francesco Guerrieri, autore del quaderno appena edito per il Dipartimento di restauro e conservazione dei Beni architettonici dell'Università degli studi di Firenze, in cui censisce e documenta con foto e dettagli i danni alle opere d'arte tra il 1977 e il 2009. Dalla Fontana del Nettuno in Piazza Signoria, che ha subito nel corso del tempo numerosi atti vandalici (rottura delle zampe dei cavalli, della mano del Biancone), alle pietre logore e consumate delle Loggia dei Lanzi, alla caduta di frammenti dalla facciata di Palazzo Strozzi, di Santa Maria Novella, di Palazzo Pitti, la chiesa di San Gaetano, Palazzo Bartolini Salimbeni, Palazzo Vecchio, Santa Croce: la lista di danni e danneggiamenti è un'accusa contro gli agenti atmosferici, l'incuria, la mancanza di manutenzione, oltre che la denuncia di casi di sfregio di qualche vandalo. «L'intento della pubblicazione è sollevare un grido di allarme contro l'assuefazione a questo tipo di perdita, per richiamare l'attenzione alla ricerca applicata, reperire fondi e mezzi per arginare il fenomeno di logoramento e sfaldamento che attacca materiali come pietra serena, pietra forte e marmi di facciate, busti e statue spiega Gurrieri. ln alcuni casi le pietre distaccate sono state reintegrate da restauri, ma in molti altri vengono conservate in qualche magazzino o perdute e i decori architettonici ad esempio dell'lstituto degli Innocenti odi Palazzo Uguccioni in Piazza Signoria restano smozzicati irreparabilmente». Non bastano gli interventi di istituti sia pure prestigiosissimi come l'Opificio delle pietre dure e il Cnr: Gurrieri cita il fervore di riflessioni e ricerche dei primi anni 60 coli studiosi come Piero Sampaolesi, Francesco Rodolico, i contributi del dopo alluvione del 66 con Umberto Baldini al vertici dell'Opificio. «Ma oggi non ci sono pi risorse e da troppi anni c'è un silenzio colpevole, manca un'attenzione sistematica ed efficace per la ricerca applicata» spiegail docente preoccupato del «collasso dei nostri monumenti». Solo in casi eclatanti, come per danneggiamenti alla Fontana del Nettuno o il Ratto di Polissena in Piazza Signoria, i pezzi danneggiati delle statue sono stati subito reintegrati con restauri. Ma nessun intervento tocca ad esempio i distacchi di pietra forte logorata dal tempo, dalle escursioni termiche, da piogge e gelo nelle colonne del loggiato degli Uffizi, sulla facciata di pietra forte di Palazzo Strozzi. Pezzi di città consumati dal tempo, di decori scolpiti, di pietre vive che si attenuano e scompaiono, identità che si attenuano lentamente fino a sparire. «Serve nuova sensibilità e sapienza nuova, si devono trovare risorse per intervenire e per trovare strumenti, materiali, buone pratiche di manutenzione che contrastino questi fenomeni di depauperamento del patrimonio figurativo di Firenze» conclude Gurrieri lanciando il suo appello alla città.
FIRENZE - Dal Nettuno a Santa Croce cronaca di disastri annunciati
Francesco Guerrieri ha pubblicato un quaderno che documenta i danni alle opere d'arte di Firenze tra il 1977 e il 2009. La città ha subito una serie di danni, tra cui la rottura di zampe di cavalli, la caduta di frammenti dalla facciata di Palazzo Strozzi e la distruzione di decori scolpiti. L'autore denuncia l'incuria e la mancanza di manutenzione come cause principali dei danni. Gurrieri chiede una maggiore attenzione e risorse per la ricerca applicata e la manutenzione dei monumenti.
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