Scagionato il fratello del procuratore. Otto condanne per falso Il processo ruotava sullipotesi di un raggiro da 1 milione di euro alla Regione Gli allora dirigenti della società "Arte Vita" non hanno alcuna responsabilità nella cattiva gestione del personale della società mista che gestisce i siti museali della Regione e che era diventata un luogo di sistemazione di persone segnalate da esponenti politici e poi assunte attraverso le agenzie di lavoro interinale. Se truffa dei custodi, per le missioni ingiustificate, ci fu è da ascrivere ai quadri bassi e intermedi della società, gli unici condannati al processo che vedeva sul banco degli imputati anche Mario Messineo, fratello del procuratore di Palermo Francesco Messineo, che di "Arte Vita" era il direttore. Messineo, accusato di abuso dufficio e truffa, è stato assolto ieri dal giudici della quarta sezione del tribunale presieduto da Mario Fontana che, dopo quattro ore di camera di consiglio, hanno deciso di scagionare anche Gaetano Gullo, allora dirigente dellassessorato ai Beni culturali e oggi direttore della Biblioteca regionale, e Giacomo Oliva, anchegli dirigente della Regione. Per la truffa e labuso dufficio è stato assolto anche lex presidente della società, Giuseppe Di Giovanni, difeso dallavvocato Ugo Castagna, che si è visto condannare, a 10 mesi, per un episodio assolutamente marginale: una nota spesa di 400 euro che il tribunale ha giudicato illegittima e che Di Giovanni ha sempre giustificato come un "mero disguido". Il tribunale ha invece condannato tutti gli altri sette imputati: Vincenzo Garofalo a 10 mesi, Antonio Sabatino e Angelo Scimone a 9 mesi, Ciro Pagano e Angela Truisi a 7 mesi, Antonino Barraco e Antonino Bevilacqua a 4 mesi. Per tutti la pena è stata sospesa. Il processo ruotava attorno a una serie di presunte truffe ordite dai vertici dellazienda. Una serie di missioni fasulle e di assunzioni di lavoratori interinali per rimpiazzare coloro che venivano trasferiti temporaneamente, sono alla base di una truffa che nel tempo costò alle casse della Regione circa un milione di euro. Questo limpianto dellaccusa, sostenuta dal pm Fabrizio Vanorio, che aveva chiesto la condanna di Messineo e Gullo ad un anno e mezzo e di Di Giovanni a due anni e mezzo. Proprio per la presenza nel processo del fratello del procuratore, il pm Vanorio rispondeva al capo della Procura di Caltanissetta dopo lastensione di Messineo. Per Gullo, Messineo e Di Giovanni la Procura aveva - nel 2002 - chiesto gli arresti domiciliari, misura cautelare che però era stata rifiutata dal giudice delle indagini preliminari. Dopo una serie di ricorsi, la Cassazione aveva imposto ai tre indagati lobbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.