ROMA. II Senato si accinge a dare il via libera al decreto contro la pirateria telematica, ma il popolo della rete avrà comunque i suoi "aggiustamenti": il decreto Urbani diventerà, probabilmente oggi, legge dello Stato in nome dell'urgenza di nuovi finanziamenti al Cinema (per un totale di 90 milioni di euro) inseriti nello stesso decreto, che scade il 22 maggio. Ma le correzioni seguiranno a ruota, sotto forma di emendamenti ad un ddl sul finanziamento del beni culturali che dovrebbe farsi largo alla Camera entro pochi giorni grazie alla sede legislativa. «Lì verranno apportate le correzioni oggetto di un ordine del giorno che sarà appoggiato oggi al Senato direttamente da Urbani» affermava ieri pomeriggio la forzista Gabriella Carlucci, già relatore del decreto Urbani alla Camera nonché del provvedimento sui beni culturali che dovrebbe risolvere la questione. Ieri sera il compromesso era ancora oggetto di mediazione. La manifestazione convocata alle 9,30 di questa mattina dinanzi a Palazzo Madama era confermata. E con essa i 700 emendamenti promossi dal verde Fiorello Cortiana, disposto a disinnescarli solo con «un accordo soddisfacente». Ma su due dei tre punti più controversi del decreto Urbani la soluzione sembrava delineata. La dizione «trame profitto» (commi 2 e 3), legata al divieto di scaricare materiale coperto da diritto d'autore, verrà di nuovo sostituita (come nel testo iniziale) con «a fini di lucro», riservando così le sanzioni più gravi a coloro che rivendono le copie pirata in cambio di denaro e non alla genericità di chi scambia o chi le usa solo a fini personali. Verrà inoltre cancellata o fortemente rivista la nuova tassa sui supporti e dischi rigidi dei PC (0,36 euro per gigabyte), nonché sui software di masterizzazione e masterizzatori (3 del prezzo di listino) introdotta al comma 8 del decreto. Ancora polemica invece, ieri sera, sulla spinosa questione del "bollino" virtuale (comma 1 ) da unire a ogni contenuto audiovisivo per certificarne il pagamento dei diritti. Bollino di applicazione talmente ostica da rendere impraticabile il traffico Internet "regolare", affermano gli oppositori del provvedimento. Che negli ultimi giorni hanno trovato appoggi anche nella maggioranza, nel mondo accademico (ultimo, in ordine di tempo, l'appello anti-decreto di diversi docenti della Statale di Milano) e perfino dalla Bsa. che coordina le strategie antipirata dei produttori internazionali di software. «Il provvedimento deve essere profondamente corretto» taglia corto Gabriella Carlucci. Che promette, a nome della maggioranza, la prossima costituzione di una commissione bicamerale per ridisciplinare l'intero diritto d'autore.