Oltre settecento lavoratori del restauro artistico e archeologico di Napoli e della provincia, nella stragrande maggioranza si tratta di donne, rischiano di non lavorare più. Lavoratori altamente professionalizzati che potrebbero dare un valido apporto per la riqualificazione del centro storico di Napoli. Lavoratori già duramente colpiti dalla precarietà e dallo sfruttamento, costretti ad operare con contratti a progetto, ad aprirsi la partita Iva, percependo salari da fame, meno di mille euro al mese. Eppure hanno lavorato per il restauro di importanti opere artistiche, storiche e culturali. I lavoratori hanno deciso di promuovere una petizione che sarà inviata al Ministro Sandro Bondi. Le normative introdotte dal ministero sono una prova di idoneità con valore di esame di stato abilitante, superata la quale si otterrà la qualifica di restauratore di beni culturali o di collaboratore restauratore. - spiegano Emilio Correale e Anna De Biase, rispettivamente segretario generale della Feneal Uil di Napoli e rappresentante del coordinamento restauratori della Feneal Uil - Per partecipare a questa prova è necessario presentare alcuni certificati. Senza di questi non si potrà prendere parte all'unica convocazione dell'esame attesa nei prossimi mesi. Molti restauratori stanno riscontrando notevoli difficoltà per ottenere la documentazione che dimostri che si è svolta attività di restauro. Questi documenti spesso non ci sono o non si trovano perché i rapporti di lavoro, in cui gran parte dei restauratori sono stati costretti ad operare, non sempre risultano chiari riguardo all'effettivo ruolo svolto, fra appalti e subappalti, collaborazioni co.co.co, partite IVA e quant'altro . Le recenti normative sostengono che occorrono quei certificati di buon esito del lavoro rilasciati dagli ex datori di lavoro e vidimati dalle Soprintendenze. Ma questi documenti spesso non ci sono o non si trovano sottolinea ancora Giovanni Sannino leader campano della Fillea Cgil. insomma, al danno si è aggiunta la famosa beffa. A nove anni dal primo decreto legislativo al riguardo (3800 n.294), regna una grande confusione e finirà che verranno penalizzati tutti i dipendenti, ex-dipendenti e collaboratori esterni che sono poi le categorie clic hanno maggiori difficoltà ad accedere ai certificati di buon esito del lavoro. Ma i restauratori non ci stanno.