LUMBARD MILANO Dopo il federalismo fiscale, il federalismo demaniale. L'annuncio è del ministro dell'economia Giulio Tremonti e la cornice quella giusta: l'inaugurazione della cittadella del cinema lombarda - sorta di Cinecittà padana - messa a battesimo ieri dal ministro in compagnia della sindaca Letizia Moratti e del gran capo leghista Umberto Bossi. Che ne ha approfittato per annunciare: «Dopo Barbarossa faremo un film su Marco D'Aviano» predicatore cappuccino della provincia veneta del seicento. Ma l'annuncio più importante è stato quello di Tremonti, che così ha spiegato: «In Italia c'è un enorme patrimonio di beni immobili ed è una pazzia che questo sia gestito da un ufficio a Roma dove non sanno neanche quanto vale». Per questo «il federalismo demaniale sarà fatto» e dunque in concreto «è giusto che lo stato abbia beni nazionali e simbolici, ma non è giusto che faccia la mano morta sui beni che hanno senso se gestiti localmente». Il discrimine - è chiaro sin da adesso - sta tutto lì: quali beni andranno a finire nel patrimonio degli enti locali, con il rischio che finiscano per essere alienati o concessi ai privati per finanziare la costruzione di un parcheggio? «Bisogna far funzionare i beni» cioè «quella roba dei comuni che lo stato ha sequestrato» è già l'inno di battaglia della Lega, lanciato ieri pomeriggio da Bossi. «Che lo stato abbia molte proprietà - ha detto il leader del Carroccio - può costare moltissimo e in più non riesce a farle funzionare. Meglio allora darle ai comuni che in origine ne erano i veri proprietari piuttosto che lasciarli in mano allo stato che li manda a scatafascio».