Campagnatico. La settimana prossima parte il processo per lottizzazione abusiva Cinque imputati, coinvolti anche i funzionari comunali Una vecchia stalla trasformata in località Sant'Antonio Le dichiarazioni di inizio lavori sarebbero illegittime Dove c'era una stalla, ecco 12 villette. Abusive, secondo la Procura della repubblica. Una lottizzazione abusiva, quella di Sant'Antonio di Campagnatico, scoperta dalla guardia di finanza alla fine del 2007. Operazione iniziata con la verifica degli accatastamenti nel territorio rurale, proseguita con l'esame della posizione Iva del costruttore, deflagrata con l'apposizione dei sigilli al complesso in fase di ultimazione e adesso giunta nell'aula del Tribunale. Cinque gli imputati che erano stati citati direttamente dai sostituti procuratori Rosa Valotta e Stefano Pizza per l'udienza di ieri davanti al giudice Michele Sfrecola. Una prima udienza che non c'è stata perché il magistrato si è dichiarato incompatibile, avendo già trattato la vicenda in sede di riesame. La prossima settimana se ne occuperà un altro giudice, il dottor Bilisari, cui spetterà l'apertura del dibattimento. In questa sede potrà avvenire la costituzione di parte civile del Comune di Campagnatico. C'è anche un'ipotesi di corruzione (ma viene trattata in un altro fascicolo) nel procedimento che vede imputati la committente Raffaella Taglialatela, 54 anni, di Grosseto, l'esecutore dei lavori Giuseppe Concu, 57 anni, di Grosseto, legale rappresentante della ditta "Non solo Infissi", il direttore dei lavori, l'architetto Stefano Rum, 46 anni, di Follonica. Ma anche due funzionari del Comune di Campagnatico: l'architetto Lorenzo Racioppi, 57 anni, abitante a Batignano, dirigente dell'ufficio tecnico municipale, e il geometra Roberto Serafini, 59 anni, abitante a Grosseto, tecnico istruttore dello stesso ufficio e - stando al capo di imputazione - di fatto "direttore occulto dei lavori". Questi ultimi due vennero anche raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare nel gennaio 2008 (per le vicende oggetto dell'altro fascicolo ma comunque attinenti alla questione Sant'Antonio), ma gli interrogatori di garanzia furono tempestivi e nessuno dei due passò la notte in carcere (Serafini ai domiciliari, Racioppi in libertà completa). Ciascuno dei cinque avrebbe, secondo la Procura, responsabilità precise nella commissione del reato. Racioppi e Serafini avrebbero omesso i controlli propri dell'ufficio. Perché? Perché avrebbero ratificato due dichiarazioni di inizio lavori (la 922 del 2005 e la 1027 del 2006) che sarebbero invece state illegittime e perché avrebbero consentito così la realizzazione dei lavori edili in totale assenza dei provvedimenti legittimanti. Non solo. Secondo la Procura di via Monterosa, gli imputati avrebbero realizzato o comunque avrebbero consentito che in una zona agricola come quella di Sant'Antonio venisse realizzata la lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio. In altre parole, sarebbe stata compiuta una trasformazione urbanistica dei terreni senza la dovuta autorizzazione e con la violazione degli strumenti urbanistici vigenti. Cioè la dodici villette che avevano preso il posto di una vecchia stalla, per una superficie rilevata di 751 metri quadrati. E il tutto, sempre secondo l'imputazione, sarebbe avvenuto anche mediante un accordo corruttivo con il Concu. P.S.