IL vivace dibattito che si è scatenato sulle opportunità e sulle modalità di impiego della somma, la cui entità sembra lievitare giorno per giorno, disponibile per il restauro e la riqualificazione del centro storico di Napoli, agita ormai da mesi il mondo professionale ed imprenditoriale napoletano, nello stesso momento in cui gran parte della cittadinanza sembra ignorarne persino l' esistenza. Credo che occorra estendere le iniziative in corso, ben oltre i soli addetti ai lavori. Non voglio entrare nel coro delle polemiche ma soltanto sottolineare che, data l' entità la dimensione e la ricchezza storica del centro storico di Napoli, qualunque cifra disponibile - 220, 450 o 520 milioni - da sola non sarà mai sufficiente a garantire effetti benefici e durevoli di ampia portata, ove impiegata a pioggia e settorialmente. A mio avviso occorre operare in modo tale da coinvolgere anche i capitali privati, in linea coni più avanzati e moderni indirizzi in materia. Occorre una strategia volta a responsabilizzare le forze più vive e sane della città. In tale prospettiva, la cosa più importante al momento è la chiara individuazione degli strumenti programmatici d' intervento, senza i quali inevitabilmente si dovranno imboccare quelle scorciatoie che giustificano i diffusi dubbi e sospetti sui rischi di una gestione pre-elettorale di tale operazione. Oggi disponiamo di strumenti di piano in grado di assicurare il superamento dell' approccio settoriale, attraverso i quali l' amministrazione comunale può attuare il proprio intervento in maniera complessa e completa, mirando alla ricomposizione e sinergia delle diverse sfere d' interesse pubblicoe privato. Accanto all' azione urbanistica trovano pari importanza temi finora separati come le politiche di welfare, la formazione professionale, lo start-up d' impresa, le relazioni tra cittadini. La mia idea è quella di affidare la redazione di P. i. t. (Progetti integrati territoriali) alla società civile (gruppi di professionisti, società di ingegneria, imprenditori, eccetera), mentre il Comune dovrebbe fissare tempi e modi di p r o g e t t a z i o n e e s e c u z i o n e , esercitando la sua funzione pubblica decisiva, di indirizzo controllo e gestione. L' intento principale di un P. i. t. siffatto è quello di contribuire a creare le condizioni per una integrazione organica fra beni ed attività, valori culturali e valori economici, con l' accento sulla interrelazione fra le attività produttive e la conservazioneriqualificazione dell' ambiente urbano. In tal modo saremo in grado di affrontare il tema del centro storico urbano di Napoli dal punto di vista di una nuova concezione della città storica, che si propone di perseguire i propri fini coinvolgendo i principali attori del processo innescato. Un processo che concepisce l' atteggiamento nei confronti del patrimonio del passato non come un culto passivo ed inerte di reliquie intoccabili, premessa all' abbandono; né come l' autorizzazione arrogante ed incivile al loro uso e alla loro manipolazione-cancellazione per consumo e speculazione. Ma come l' occasione irripetibile di una attività di riordino-conoscenza-tutela - conservazione-valorizzazione fondata sulla interrelazione fra attività produttive e riqualificazione del sistema siti-manufatti ad esse corrispondente. Con tutti i benefici che ciò comporta in termini di effetti indotti e diffusione di una nuova qualità della vita. Ciò è possibile assumendo l' intero centro storico come sistema, ovvero come totalità strutturata in grado di trasformarsi ed autoregolarsi in virtù dei propri parametri interni al sistema stesso (risorse-attività relative alle risorse). In tale ottica il P. i. t. avrà come oggetto un complesso di azioni coordinate miranti sia alla riqualificazione dei singoli monumenti e dell' ambiente urbano, sia al rilancio delle attività connesse ai vari sistemi e sottosistemi individuati, organici e complementari fra di loro, ai quali applicare il modello funzionale della rete. Faccio un esempio: assumendo il centro storico come grande sistema museale, non è difficile immaginare la messa a fuoco dei seguenti sottosistemi funzionali: 1) il sottosistema museale espositivo; 2) il sottosistema archivistico; 3) il sottosistema museale scientifico; 4) il sottosistema librario; 5) il sottosistema della musica; 6) il sottosistema teatrale. Non va esclusa la possibilità di ampliare il ventaglio ad altre realtà oggi esistenti: penso ad un ritornorilancio sia pur calibrato dell' artigianato orafo; all' antiquariato; all' artigianato del ferro e ad altri settori che appartengono alla storia ed alla civiltà del popolo napoletano. Si possono mettere in rete e quindi in collegamento funzionale i principali archivi pubblici e privati di Napoli (Grande Archivio, archivio del Banco di Napoli, archivio Diocesano, archivio del Comune di Napoli, archivi degli ordini religiosi, archivio notarile, eccetera) fra di loro e con le attività connesse: informatizzazione dei documenti, riproduzione, restauro, esposizione, commercializzazione. Con tutto ciò che una iniziativa del genere comporta in termini di salvaguardia del patrimonio monumentale, di attivazione del turismo e dei suoi indotti, di incentivo della occupazione nel settore dell' artigianato e della innovazione tecnologica, di formazione professionale. ordinario di Restauro architettonico - università Federico II - lareginaunina.it
NAPOLI - La strategia dei Pit per il centro storico
Il centro storico di Napoli è in discussione per la sua riqualificazione e il suo restauro. La somma disponibile per il progetto è di 220-520 milioni di euro. L'autore sostiene che questa cifra non sarà sufficiente a garantire effetti benefici e durevoli se impiegata a pioggia e settorialmente. Pertanto, propone di coinvolgere anche i capitali privati e di operare con una strategia volta a responsabilizzare le forze più vive e sane della città. L'autore suggerisce di affidare la redazione di progetti integrati territoriali (PIT) alla società civile e di fissare tempi e modi di programmazione e gestione dal Comune.
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